“Prendere” Messa

Il prete, dopo alcune formule recitate ai piedi dell’altare, saliva gli scalini e cominciava a “dire messa”, voltandosi solo per qualche “Dominus vobiscum”, cui la gente rispondeva “et cum spiritu tuo”, ma cosa dicesse il prete negli oremus o cosa leggesse dal messale nessuno lo sapeva o la capiva. Messalini per i fedeli a quell’epoca non ce n’erano, non li avevano nemmeno le suore: quelli famosi del Caronti o del Lefebvre erano merce rarissima e io, conoscendo bene il latino, ero uno dei pochi che poteva seguire ogni parola. Quanto al Vangelo, il prete lo leggeva dapprima in latino sull’altare, con le spalle girate al popolo, poi si voltava e, recatosi alla balaustra, lo leggeva in italiano per la gente: era quello l’unico testo che tutti capivano, seguito dalla predica in cui trovava spazio ogni genere di ammonizione ed esortazione, attinente più alla situazione e alle vicende locali che non al brano appena letto. Al momento dell’offertorio – ero chierichetto sempre presente – il prete mi mandava fuori sulla piazza a chiamare gli uomini perché entrassero a “prendere messa”, altrimenti quella non sarebbe stata più “valida” per loro. Così, mentre le donne recitavano il rosario sottovoce e gli uomini continuavano a parlottare, la messa procedeva spedita, con il prete che bisbigliava tutte le formule. Solo al momento dell’elevazione il campanello avvertiva, svegliava e richiamava tutti: mentre il prete innalzava prima l’ostia poi il calice e si genufletteva, il silenzio si faceva totale e assoluto: chi chinava la testa, chi si metteva in ginocchio, tutti vivevano con grande timore il momento culminante di tutta la messa. Il sacrestano, che se ne stava nel campanile in attesa, sentito il suono del campanello del chierichetto, faceva a sua volta rintoccare la grande campana che diffondeva quel richiamo solenne per tutto il paese e la campagna: i devoti restati a casa o per strada si facevano il segno della croce, mentre i più prosaici commentavano: “è quasi finita, si può buttare la pasta...”. Prima della comunione del prete – normalmente l’unico a comunicarsi durante la messa – gli uomini uscivano dalla chiesa e riprendevano i loro capannelli, mentre le donne intonavano canti pii e devoti. Era l’ora in cui ciascuno tornava a casa per il pranzo perché ormai “il dovere era stato fatto”.

Pubblicato su: La Stampa