“Prendere” Messa

Ma la domenica non finiva a tavola con il pasto abbondante in cui quasi sempre regnava il “bollito”: molti, soprattutto donne, bambini e vecchi tornavano presto in chiesa per i vespri e poi c’era la doverosa visita al cimitero, perché allora si esprimeva soprattutto così l’amore che si provava per i morti. Verso l’imbrunire si rientrava a casa, ci si toglieva “il vestito della festa” e si tornava al vivere quotidiano segnato dal lavoro da mattina a sera.

Che dire oggi di quella messa “antica”? Era senz’altro consona a quel tempo che era davvero il tempo della cristianità e confesso che a me non ha fatto male, anzi, mi ha fornito una robusta spiritualità cristiana. Tuttavia non ne provo nostalgia, anche se è sempre restata per me un inestimabile monumento della fede, e ne vedo anche con lucidità i limiti: solo pochi capivano cos’era la messa, i più ne riempivano il tempo con la recita del rosario o le chiacchiere sul sagrato; le letture bibliche erano scarsissime: un paio di brani dell’Antico Testamento in tutto l’anno, testi quasi unicamente del Vangelo di Matteo e ammonizioni dell’apostolo Paolo. Le messe feriali poi erano quasi sempre “da morto”, con le medesime letture ripetute ogni anno per circa trecento giorni in latino: si imparavano a memoria, sì, ma quanto a capirle e ad approfondirne il senso... L’unica variante, ma quasi solo “scenografica”, erano le messe da morto dei ricchi e dei notabili, nella cosiddetta “prima classe”: si montava in chiesa un catafalco altissimo e sovente arrivavano anche due preti in più da fuori; tutto era più solenne, cantato con più cura e con la partecipazione delle confraternite cui il ricco defunto aveva lasciato offerte.

Pubblicato su: La Stampa