E l'uomo creò il Dio violento

Infine, noi cristiani non possiamo tacere che Gesù Cristo ha portato un “evangelo”, un lieto annuncio che, al suo apparire come oggi, è annuncio di liberazione anche dalla violenza religiosa, dalla violenza che si richiama alla volontà divina, dalla violenza richiesta dal culto sacrificale. Proprio per questo, non va dimenticato, al suo nascere il cristianesimo era condannato come “ateo” e ancora oggi può essere letto come “la religione dell’uscita dalla religione” (M. Gauchet). Sì perché Gesù con la sua vita e la sua predicazione ha operato quattro rotture o, meglio, ha trasceso in quattro punti la logica della religione dei padri aprendo a una dimensione altra: il passaggio dai legami di sangue all’universalità del farsi prossimo, lo spostamento del luogo privilegiato della presenza di Dio dal tempio di pietra al corpo di carne del fratello in umanità, la dilatazione dell’orizzonte spirituale dalla terra di Israele al mondo intero e il ribaltamento del potere in servizio attraverso la distinzione di ciò che va dato a Cesare e ciò che appartiene a Dio. In questo modo ha fornito una chiave univoca per la comprensione autentica del patrimonio della legge: l’amore.

Giustamente Assmann conclude che “non è nelle mani dei credenti che prende fuoco la miccia della dinamite semantica contenuta nei testi sacri dei monoteismi, ma in quelle dei fondamentalisti”. Ma il rischio di un passaggio di mano è sempre in agguato anche per i cristiani se dimenticano che Gesù ha voluto distruggere una volta per tutte quella miccia non con una violenza speculare, ma con l’amore per il nemico e con il dare la vita per gli altri. Discorso difficile da capire e ancor più difficile da attuare, oggi come sempre, ma discorso fondamentale, oggi forse più che mai.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: La Stampa