Sono ciò che ho: il tarlo dell'avere

L’antidoto a questa patologia nei rapporti con le cose è in primo luogo la conversione e la disciplina dei desideri, ossia l’esercizio per giungere a recidere alle radici la brama di possesso smisurato e a ristabilire il primato dell’essere sull’avere: l’avarizia non è infatti una questione di quantità di beni posseduti, ma di disposizione del cuore. Il frutto concreto di tale disposizione interiore sarà la capacità di godere dei beni senza ossessioni, di possederli senza accumularli, di scegliere come poterne usufruire assieme agli altri.. Scegliere significa proprio rinunciare liberamente a qualcosa in funzione di un bene più grande o di un male minore. Ora, se ci esercitassimo a condividere ciò che abbiamo, a dare e a ricevere, conosceremmo sempre di più la gioia che nasce dal vivere la “communitas” e, una volta gustata questa gioia, non potremmo più farne a meno.

Enzo Bianchi

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ENZO BIANCHI
 
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Pubblicato su: La Stampa