Nei giorni dell'ira si spegne l'uomo

C’è dunque un’indignazione, un’animosità umana che non solo è legittima, ma mostra la convinzione, la passione, la forza di chi la manifesta: suscitata dalla sete di giustizia, ha una retta intenzione e resta sempre proporzionata, senza mai divenire vendicativa o iniqua, senza mai inasprirsi fino all’accecamento. La pulsione della collera è invece un male quando diviene una presenza costante nei nostri rapporti con gli altri, quando è il segno del disprezzo e dell’odio nutriti verso ogni altro in quanto tale; è quell’atteggiamento che molte tradizioni spirituali hanno giudicato alla stregua di un omicidio. Non è un caso che secondo la Bibbia il primo omicidio sia nato da una collera repressa, taciuta, rimossa, una collera che non è diventata parola, confronto, dialogo, ma è diventata odio, rancore, violenza. D’altra parte Gesù ha avvertito: “Non solo chi ha commesso omicidio sarà sottoposto a giudizio; io vi dico che chiunque è posseduto da collera contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio!”.

Cedere costantemente alla collera è il segno di una vita scarsamente umana, non sufficientemente ritmata dal riposo, dalla solitudine e dal silenzio: forse è anche per questo che, nel ritmo affannoso della vita contemporanea, la collera è divenuta una delle dominanti sulle singole persone. La collera può accendersi contro gli altri quando essi, soprattutto coloro che amiamo, deludono le nostre aspettative, non ci assecondano nell’immagine che abbiamo di loro o non ci considerano come noi vorremmo; oppure, più sottilmente, quando scopriamo in loro dei difetti che non sopportiamo in noi stessi. Quando si è preda di questi sentimenti, si reagisce fuggendo gli altri, e chiudendosi in sé, sdegnati con il mondo intero… Così, quando la collera diviene un habitus, essa genera il pensiero che “gli altri sono l’inferno” (Jean-Paul Sartre) e finisce per minare l’accoglienza dell’altro nella sua diversità e nella sua verità, fino a recidere ogni possibilità di comunione. Sì, la collera è forse il vizio più quotidiano: quanti sono irati dal mattino alla sera… Irati quando si svegliano e fanno colazione con il proprio coniuge, irati sul lavoro con i colleghi, irati con i figli quando tornano a casa; sempre tesi, sempre insofferenti, sempre nervosi, e dunque in collera ogni volta che hanno a che fare con altri; e così finiscono per essere in collera anche con se stessi, quando sono soli…

Pubblicato su: La Stampa