Orgoglio: e l'io diventa un idolo

Secondo Gregorio Magno la superbia-orgoglio è “la regina dei vizi ... la radice di ogni male” che si manifesta in quattro modi: “Quando si pensa che il bene derivi da noi stessi; quando si crede che, se ci viene dato dall’alto, è per i nostri meriti; quando ci si vanta di avere quello che non si ha; quando, disprezzando gli altri, si aspira ad apparire gli unici dotati di determinate qualità”. Sempre attingendo al grande padre latino, vale la pena soffermarsi un istante anche sul fatto che l’orgoglio si situa tra l’insopportabile e il ridicolo: “Tutto ciò che fanno gli altri, anche se è fatto bene, non piace all’orgoglioso; gli piace solo ciò che fa lui, anche se è fatto male. Disprezza sempre le azioni degli altri e ammira sempre le proprie, perché, qualunque cosa faccia, crede d’aver fatto una cosa speciale e, in ciò che fa, pensa per bramosia di gloria al proprio tornaconto; crede di essere in tutto superiore agli altri, e mentre va rimuginando i suoi pensieri su di sé, tacitamente proclama le proprie lodi. Qualche volta poi è talmente infatuato di sé che, quando si gonfia, si lascia pure andare a discorsi esibizionisti”.

Pubblicato su: La Stampa