Orgoglio: e l'io diventa un idolo

Una persona che fa di se stesso e della propria immagine l’unico fine, che si ritiene depositario dell’unico e vero bene sociale per tutti, e che per questo lo vuole imporre a tutti, diventa liberticida. Non a caso una società come la nostra, in condizione di instabilità e di crisi, carente di ideali comunitari, sfilacciata nel suo tessuto sociale, in perdita di fiducia nelle istituzioni, depauperata di principi etici e morali, vede sorgere il culto della personalità, fa crescere la spettacolarizzazione di ogni potere. Si prepara così il terreno propizio a soluzione politiche in cui il grande timoniere, l’unto, l’eletto, il salvatore della tradizione e della morale si profila all’orizzonte come necessario e augurabile. Anche oggi, purtroppo, c’è sempre qualcuno che aspetta di sentirsi vocato a prendere il posto di Dio.

Di fronte all’attrazione fatale di questo “vertice” dei vizi capitali, come di fronte a tutti quei “pensieri malvagi” che diventano comportamenti patologici, non ci resta che ingaggiare una lotta spirituale nello spazio della libertà e dell’amore, per imparare l’arte della resistenza alla disumanizzazione e alla barbarie. Avere un cuore unificato, un cuore puro, sensibile e capace di discernimento, un cuore che custodisce e genera pensieri d’amore: ecco lo scopo del combattimento spirituale, questa arte appassionante: lotta anti-idolatrica che ci rende liberi in profondità così da vivere in autentica relazione con gli esseri umani e le cose tutte perché la nostra vita sia un capolavoro.

Enzo Bianchi

Presso le nostre edizioni Qiqajon:

ENZO BIANCHI
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Pubblicato su: La Stampa