Esercizi per tutti, credenti e non

Inerente a questo, vi è anche un esercizio di autenticità, di verità su se stessi. Siamo in una società in cui conta ciò che si vede, ciò che appare, una società che guarda più agli obiettivi da perseguire che allo stile e ai mezzi impiegati per raggiungerli. Diventa allora necessario porsi una domanda: perché facciamo certe cose, soprattutto perché compiamo azioni ritenute buone? Per essere visti, per raccogliere consensi, per ricevere applausi? Per noi cristiani sovente in quaresima risuonano le parole di Gesù: “Il Padre vostro vede nel segreto ... Non fate come quelli che ostentano comportamenti devoti ... Non imitate gli ipocriti ... Non chiedete agli altri ciò che voi non fate ... Non imponete agli altri pesi che voi non muovete neppure con un dito...”. Ma questi ammonimenti non riguardano forse tutti? Non sono parole ricche di insegnamento e di sapienza umana?

Infine credo possa giovare a tutti meditare il messaggio di Benedetto XVI per questa quaresima, messaggio che va colto in profondità per non essere stravolto. Il papa invita i cristiani alla pratica dell’elemosina, termine oggi non amato, ma che in realtà significa innanzitutto condivisione: condivisione dei beni di cui gli uomini non sono mai pieni proprietari ma solo amministratori, condivisione dei beni per non essere alienati dal denaro e dal possesso, condivisione dei beni come solidarietà, carità verso chi ne è sprovvisto e si trova nel bisogno. Chi potrebbe affermare che questo messaggio è privo di interesse per chi non è cristiano?

Pubblicato su: Avvenire