Esercizi per tutti, credenti e non

Ma, ricorda il messaggio del papa, anche questa azione buona e doverosa dev’essere non ostentata, non fatta per farsi vedere e, ancor meno, per ottenerne qualcosa in cambio. E’ la pratica del dono gratuito che viene incoraggiata, questo atto così essenziale all’umanizzazione, così eloquente in vista della comunicazione dello scambio, della relazione, della comunione. Gesù ha detto che c’è più gioia nel dare che nel ricevere e questo resta vero, ma colui che dà, di fatto riceve qualcosa nell’atto stesso del dare ed è aiutato ad accettare a sua volta altri doni, in altre forme, con altre modalità. Dare e ricevere è il primo modo in cui la comunicazione diventa amorosa, è l’inizio dell’amore in ogni relazione.

Sì, il tempo della quaresima e le sue “pratiche” non alzano un muro tra cristiani e non cristiani, ma anzi potrebbero offrire un invito a imboccare una direzione condivisa: conosco famiglie in cui solo uno dei coniugi è credente e praticante ma in cui entrambi decidono di intraprendere insieme durante la quaresima alcuni “esercizi” in vista dell’autenticità dei rapporti, della semplificazione della vita, dell’atteggiamento verso gli altri... Anche questa convergenza può contribuire a una umanizzazione personale e familiare, recando grande beneficio a tutti: occorre coraggio, certo, ma i credenti – certi che Dio vede nel segreto dei cuori – osino chiedere a chi credente non è di percorrere insieme vie di umanesimo ritrovato, per una migliore qualità della vita.

 

Enzo Bianchi

 

Pubblicato su: Avvenire