Bartolomeo sulla via di Benedetto

Credo non sia senza significato anche per i nostri giorni riandare agli anni del concilio e dell’immediato postconcilio, quando, nel clima di “aggiornamento” e di ritorno alle fonti della grande tradizione della chiesa indivisa, a Roma si potevano incontrare per la prima volta nella storia vescovi di cinque continenti e osservatori di chiese non cattoliche definite fino a pochi decenni prima “scismatiche” o “eretiche”; oppure si potevano idealmente – e forse anche materialmente – incrociare un giovane ortodosso turco dottorando in diritto canonico e un affermato teologo tedesco, perito conciliare, che sarebbero divenuti l’uno patriarca di Costantinopoli e l’altro papa di Roma...

L’altro evento significativo nel confronto tra oriente e occidente cristiano è la ripresa del dialogo teologico tra le delegazioni ufficiali della chiesa cattolica e dell’ortodossia, riavviato nell’ottobre scorso a Ravenna dopo anni di raffreddamento. Pur segnate da tensioni intra-ortodosse e dalla conseguente defezione della delegazione del patriarcato di Mosca, le giornate ravennati hanno potuto beneficiare non solo dell’elevata competenza teologica dei partecipanti, ma anche – e forse soprattutto – del loro decennale impegno in campo ecumenico, della conoscenza reciproca sapientemente coltivata, dei rapporti fraterni da tempo creatisi tra molti di loro, della perseveranza nella ricerca comune di come testimoniare oggi la fede cristiana. Tutto questo ha rimesso in luce le grandi opportunità che esistono per proseguire con convinzione la strada verso l’unità visibile dei cristiani, in una comunione plurale e una sapiente articolazione tra chiesa locale, ministero di unità e presidenza nella carità.

Pubblicato su: La Stampa