Emergenza civiltà

Tutto questo, si dice, è per rispondere in modo tempestivo e credibile alla pressante richiesta di “sicurezza” che viene dalla maggioranza della popolazione. Ma essere attenti a sentimenti diffusi nella società, ascoltare le paure che emergono, cogliere i bisogni e le richieste avanzate in modi propri e impropri non significa cessare di interrogarsi su cosa e chi le genera, non comporta l’abdicare ai principi fondanti il vivere insieme, non richiede l’abdicazione della ragione e dell’umanità di fronte alla passione emotiva. Non si tratta di entrare nel merito di decisioni tecniche e operative per fronteggiare il disagio, ma di elaborare con mente lucida non tanto una strategia ma una cultura di ampio respiro che sappia discernere ciò che sta dietro agli eventi, li sappia “leggere” in profondità e, di conseguenza, possa proporre – e non subire – soluzioni realmente efficaci e durature.

Ritengo infatti che sia proprio di fronte alle “emergenze”, vere o artefatte che siano, che vengono alla luce le radici autentiche di un tessuto sociale e la solidità di convincimenti etici e religiosi: un orientamento etico e un impianto giuridico non possono essere considerati validi solo in situazioni di ordinaria amministrazione e poi essere accantonati o peggio ancora stravolti all’insorgere di problematiche inedite o di dimensioni inattese. E’ proprio la capacità di elaborare risposte coerenti a una serie di convincimenti fondamentali e condivisi che conferisce identità e solidità a una comunità nazionale nel mutare degli eventi storici. Saldezza di principi e identità culturale non sono affatto realtà statiche, immutabili: sono il frutto di decenni e secoli di maturazione del pensiero e dell’azione di singoli individui e di gruppi sociali a volte anche molto distanti tra loro nell’opzione ideologica di fondo. Dialogando si può e si deve ricercare, inventare, concordare non un “minimo comune multiplo” ma un ideale abbastanza alto per stimolare la dinamica della vita sociale, aprire nuovi orizzonti, offrire speranze alle generazioni future e, nel contempo, sufficientemente realista da poter essere calato con efficacia nel vissuto quotidiano.

Pubblicato su: La Stampa