Spazi liturgici, non solo pietre

 

Oggi si colgono qua e là i primi e incoraggianti segni di una rivalutazione della posizione laterale della cattedra episcopale, abbandonando la posizione frontale della sede che dal Concilio a oggi si è progressivamente imposta senza una riflessione liturgica adeguata. Ampiamente attestata nella tradizione liturgica occidentale e orientale, la cattedra posta a lato del presbiterio garantisce a chi presiede una distinzione e una visibilità rispetto ai fedeli riuniti e, al tempo stesso, permette al vescovo di essere anch’egli rivolto all’ambone quale primo ascoltatore della Parola di Dio. Il vescovo, infatti, è il primo annunciatore della Parola di Dio al suo popolo solo perché è il primo ascoltatore della Parola di Dio in mezzo al suo popolo.
L’intelligenza dei significati dello spazio liturgico così come la complessa opera di costruzione di una chiesa non possono essere compresi e affrontati unicamente attraverso la tecnica di progettazione e di costruzione. In realtà, la disposizione delle pietre, la collocazione degli elementi come la realizzazione degli spazi è in rapporto diretto con l’edificazione della comunità cristiana e viceversa.

Sì, l’edificazione dello spazio liturgico concorre anch’essa ed è parte integrante di quell’opera santa che l’apostolo Paolo chiama «l’opera del ministero, in vista della costruzione del corpo di Cristo» (Ef 4,12).
«Ma per edificare e capire il significato del luogo sacro la tecnica non basta»

Enzo Bianchi 

Pubblicato su: Avvenire