Chiesa, la Parola al centro

Del resto si è visto come il fatto che il concilio e la stagione che ne è nata abbiano segnato la fine dell’esilio della Parola dal vissuto quotidiano della chiesa cattolica ha avuto e ha tuttora significative conseguenze per il modo di porsi e di agire dei cristiani nella società civile, nel mondo occidentale come nel sempre più complesso scenario internazionale. Anche se da più parti si avvertono oggi segni di stanchezza, se emerge la tentazione di tornare indietro verso certezze ormai irrecuperabili, se paure e rimozioni dei problemi minacciano di prendere il posto della riflessione e del dialogo, resta tuttavia il dato che il cammino intrapreso a partire dal concilio si rivela irreversibile: una volta riallacciato il contatto fecondo tra popolo di Dio e Scrittura, anche il singolo credente può scoprirne la valenza vitale e giungere a percepirla come Parola rivolta a se stesso, come pane di vita per la propria esistenza quotidiana nel preciso contesto storico in cui gli è dato di vivere. La Scrittura infatti, che è una “lettera di Dio agli uomini”, è data per essere vissuta, obbedita: vivere la Parola diviene così per il credente un criterio interpretativo per comprendere la Scrittura, la quale si svela in maniera differente quando è vissuta rispetto a quando è semplicemente letta o studiata. E le energie vitali che un simile approccio alla Scrittura sprigiona nel singolo e nella comunità cristiana sono tali da innervare l’intero corpo ecclesiale con i doni dello Spirito e da renderlo capace di una testimonianza autentica e credibile nella compagnia degli uomini.

E’ proprio della parola di Dio affidata alla testimonianza dei cristiani il compenetrare come fermento il mondo, anche nel suo pluralismo culturale e nella sua complessità, e offrire un contributo fondamentale all’autentica umanizzazione. Come dimenticare l’efficace immagine della chiesa “esperta in umanità”, data da Paolo VI? Una chiesa capace di farsi “serva dell’umanità” e consapevole di come la parola di Dio vada letta negli eventi con i quali Dio si manifesta nella storia. Il concilio ci ha ricordato che alla luce della parola di Dio la chiesa, senza estraniarsi dalle vicende umane ma anzi assumendosene il carico e la responsabilità, deve “cercare di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio” (GS 11). Opera di discernimento non facile, che a volte deve saper smascherare finzioni e non cedere alle tendenze dominati, opera faticosa che rifugge dal successo a buon mercato o dal consenso di comodo, ma che, proprio per questo, può aprire nuovi orizzonti di senso. E’ forse un ritrovato vigore di questo ruolo profetico e di mediazione, una rinnovata capacità di parlare agli uomini di Dio e di Dio agli uomini che il sinodo potrà offrire come frutto maturo, aiutando così l’umanità a incontrare nella storia la strada che la scosta dalla morte e la apre alla vita in pienezza.

Enzo Bianchi

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Pubblicato su: La Stampa