Alessio II: fece la storia passando per la preghiera

di ENZO BIANCHI
Un cristiano, un monaco, un vescovo che ha saputo conservare una profonda dimensione spirituale anche al cuore delle situazioni difficili e delle svolte storiche
La Stampa, 6 dicembre 2008
“La natura umana ha le sue debolezze. Anche la mia anima è a volte visitata dall’angoscia, dall’inquietudine, dai dubbi. Spesso questo accade per eventi esterni, da cui dipendiamo. Ma anche nei momenti difficili la fede resta per me la più grande consolazione, poiché essa apre la via alla comunione con Dio”. Così confidava in un’intervista di alcuni anni fa il patriarca Alessio II, scomparso ieri. Un cristiano, un monaco, un vescovo che ha saputo conservare una profonda dimensione spirituale anche al cuore delle situazioni difficili e delle svolte storiche di grande portata in cui si è venuto a trovare e ad agire.
I legami di fraterna collaborazione che uniscono da più di quindici anni il mio monastero al patriarcato di Mosca mi hanno consentito di accostarmi al cuore di questo pastore che ha saputo custodire il patrimonio spirituale della grande tradizione ortodossa russa e confermare nella fede quanti erano affidati alle sue cure: un ministero di annuncio e di unità svolto in anni di non certo agevole trapasso epocale. Amava vagliare il proprio agire secondo le parole di un grande spirituale del XIX secolo: “Sono lodevoli quei pastori che conducono il gregge non verso se stessi, ma verso Dio”.
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