Primo straniero è il cristiano

Sì, nella dialettica tra io e gli altri si gioca il difficile equilibrio, mai raggiunto pienamente, tra identità e convivenza. In che modo non solo conservare ma anzitutto riconoscere, coltivare, alimentare la propria identità senza collocarla in rapporto dinamico con l’essere accanto, prossimi al diverso? E come convivere in un confronto civile tra persone, etnie, culture diverse senza aver chiara consapevolezza della propria identità e di come questa si sia venuta formando proprio attraverso successive, ininterrotte mescolanze con alterità che da lontane si fanno vicine, da estranee divengono familiari?

Un profondo conoscitore di tante alterità, grazie alle quali ha plasmato una propria identità irripetibile, Ryszard Kapu?ci?ky, aveva sapientemente colto sul terreno di un contatto e una conoscenza quotidiana che “l’altro siamo noi” e in modo molto concreto aveva sperimentato la profonda verità di quanto affermato da Edmond Jabès: “Lo straniero ti permette di essere te stesso, facendo di te uno straniero ... La distanza che ci separa dallo straniero è quella stessa che ci separa da noi”. È la stessa distanza – enorme oppure ridottissima, a seconda di come la affrontiamo – significata da quella “virgola”, da un piccolo segno di interpunzione che poniamo tra noi e gli altri: che sia ponte o baratro dipende solo da noi.

Enzo Bianchi

IO, GLI ALTRI
I nostri libri e CD alla Fiera del libro
Torino, 14-18 maggio 2009

Pubblicato su: La Stampa