Tre uomini faccia a faccia con Dio

Abramo non emerge da un buio assoluto ma da un’umanità che nel suo peccato e nella sua ignoranza cercava Dio attraverso molte vie religiose, gravate però dal peso dell’idolatria. Lo specifico di Abramo consiste dunque nella sua fede, nella sua adesione al Dio che lo ha chiamato personalmente, una fede che si declina innanzitutto come rottura con l’idolatria dei suoi padri. Sullo sfondo della storia di Abramo c’è sì la dispersione delle genti avvenuta dopo Babele; ma Dio, nel suo amore fedele per l’uomo, desidera mutare questo processo di diaspora e di corruzione in un cammino di comunione e di vita piena. Per questo chiama Abramo, la cui separazione è finalizzata a una comunione: Abramo sarà padre non solo del popolo di Israele ma di tutti i credenti nel Dio vero e vivo!

«Darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero, tutto il paese di Canaan in possesso perenne; sarò il vostro Dio» (Gen 17,8): queste le parole rivolte da Dio ad Abramo al cuore dell’alleanza. Eppure, se andiamo alla fine della storia di Abramo, constatiamo come in realtà egli sia stato sempre «straniero e forestiero» (Gen 23,4) nella terra di Canaan: egli morirà possedendo solo un piccolo fazzoletto di terreno, acquistato dagli hittiti, in cui collocare il sepolcro per la moglie Sara e per se stesso…

Pubblicato su: Avvenire