Montserrat, un santuario dal cuore monastico

Ma qual è lo specifico della testimonianza monastica in un santuario? Cosa offre un monastero come Montserrat ai pellegrini che lo visitano, agli ospiti che vi soggiornano e alla chiesa tutta? Fondamentalmente la liturgia e la vita comune come luoghi di una costante memoria del Vangelo. È questo il “cuore monastico” del santuario di Montserrat: in un luogo come quell’abazia vi è la costante dialettica tra l’andare e venire dei pellegrini e il rimanere, il dimorare, la stabilitas dei monaci. Dialettica e non contrapposizione, in quanto entrambe le modalità di sequela del Signore sono caratterizzate da questo equilibrio dinamico tra saldezza del cuore e conversione. La regola di Benedetto, che tanto insiste sulla stabilità del monaco non è forse un unico, costante appello al cammino di conversione? Assieme al voto di stabilitas, i monaci non fanno forse proprio quello di conversio morum? Sì, la vita monastica non è altro che un pellegrinaggio alla ricerca di Dio, una via che si imbocca con fatica all’inizio, ma che una volta intrapresa e vissuta nell’amore di Dio che scaccia il timore, diviene una corsa con il cuore dilatato nell’inenarrabile dolcezza dell’amore (cf. RB Prol 45-49). Forse è proprio per questo che anche chi non è monaco si sente attratto da Montserrat, dal suo cuore monastico che da secoli non cessa di battere affinché il Vangelo sia annunciato, affinché la Parola fattasi carne nel seno di Maria, divenga parola di vita nell’oggi della storia.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: Avvenire