Ai laici vorrei dire: basta ateismo, restate in ricerca

 

Lei ha messo spesso in guardia il mondo cattolico dalla tentazione del clericalismo. E chiede maggior profezia alla Chiesa nella società. E cosa vorrebbe chiedere ai non credenti?

Che la loro condizione di ateismo non sia un dato assoluto ma una condizione di ricerca. Se tra i cristiani il teismo è un atteggiamento religioso sbagliato, per gli atei altrettanto sarebbe il dogma di affermare che Dio non esiste. Chiederei loro di restare in una laica ricerca di apertura. E aggiungerei: sconfiggiamo insieme il dogmatismo. Altrimenti ne nasce un dualismo che ha la sua ragione d’essere nell’offrire solo le proprie posizioni, senza che ci sia un confronto vero. Su questo la situazione in Italia è diversificata: vi sono alcuni laici che, inseriti in questo atteggiamento di ricerca, non vogliono stare immobili in dogmatismi sul non credere e si mettono in cammino. C’è poi un’altra parte in cui l’anticlericalismo è tale che scivola in un ateismo degradato e che rifiuta tutto quello che concerne la fede. Questi dimenticano che la fede è anzitutto un atto umano. Il primo passo del credere è davvero umano, e per questo dovremmo considerarlo come un atto che veramente ci unisce. L’amore tra un uomo e una donna, l’amicizia, la stessa politica come possibilità di costruire la polis, sono tutti atti di fede, di fiducia nel fatto che esiste e può esistere un legame, una storia, una politica. L’atto di fede non esclude che si creda nell’uomo.

Alcuni interlocutori in questi colloqui segnalavano – in particolare la teologa Cettina Militello - l’indifferenza religiosa ormai dilagante. Cosa fare di fronte a questa situazione di post-ateismo?

È vero, c’è una grande anestetizzazione nella società perché viviamo nell’individualismo sfrenato e nella dittatura delle emozioni per cui l’uomo è impegnato solo in quel divertissement di cui parlava Pascal. Al di là di tutto penso, però, che gli esseri umani siano in ricerca dell’amore, e l’amore vero. E Gesù ci ha narrato che Dio è amore. Bisogna allora trovare il modo per annunciare che Gesù non è una figura mitica come tante o il fondatore di una religione tra le altre, bensì colui che ha svelato l’uomo all’uomo: potremmo dire l’uomo per eccellenza. La sua vita è stata un’opera d’arte. Se presentato così, anche agli indifferenti Gesù non resta indifferente.

intervista a ENZO BIANCHI
di LORENZO FAZZINI

Pubblicato su: Avvenire