Cercando il Dio del silenzio

 

Il lungo silenzio del monaco in cella, la sua solitudine a volte così pesante da portare alla sera – silenzio e solitudine abitati dalla preghiera – sono così preparazione all’ascolto degli altri: ascolto a volte faticoso, perché richiede comprensione, simpatia, condivisione e magari parole che non si vorrebbero pronunciare né udire... Sovente questo silenzio oggi inusuale spaventa chi vi si accosta per la prima volta: non manca chi si affretta a tornare alla propria vita quotidiana in cui il rumore, il chiacchiericcio, la molteplicità dei messaggi distoglie dal porsi le domande vere e dall’affrontare i pensieri-tentazioni che sorgono nel cuore. Ma così si preferisce il sonnambulismo spirituale, il non conoscersi in profondità, e si finisce per imboccare percorsi di alienazione anziché vie di umanizzazione.

Sì, c’è un grande silenzio che avvolge molte esistenze piene di vita, fatte di lavoro e di preghiera in un nascondimento che oggi molti non riescono più a comprendere, un silenzio soprattutto dei corpi e dei volti, che talora si celano nell’anonimato anche quando si fanno eloquenti nella scrittura, firmandosi semplicemente come “un certosino... una monaca benedettina... un eremita... un monaco d’occidente...”. Eppure forse sono là in disparte anche per ricordarci che ogni parola autentica nasce dal silenzio e dal silenzio è custodita.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: La Repubblica