Scopri lo straniero che è in te

 

Ma questa condizione di straniero è sperimentata da Israele soprattutto in Egitto, dove vive una lunga esperienza di schiavitù nei confronti dell’impero del faraone. Qui Israele si sente non ospitato ma oppresso e angariato; è in tale condizione che si sente chiamato alla libertà, che fa esperienza di essere accolto dal Dio dei Padri, il Dio che sarà confessato come colui che non fa eccezione di persone, che fa giustizia all’orfano e alla vedova, che ama lo straniero, al quale provvede pane e vestito. Dio guarda allo straniero, all’immigrato, all’altro, e per questo guarda a Israele che di fronte a lui non può vantare nessun merito ma solo riconoscere la gratuità dell’amore preveniente di Dio stesso.

Così Israele sperimenta di essere accolto, ospitato da Dio, e così diventa il suo popolo, ma non dimenticherà la sua condizione di stranierità, di alterità, di differenza. Anzi, proprio su questa esperienza, su questa condizione vissuta dai padri in Egitto si fonderà l’etica di Israele verso lo straniero, e grazie ad essa si giustificherà la sacralità dell’accoglienza dovuta agli stranieri e ai rifugiati. Quante volte infatti risuonano come motivazione dell’accoglienza o perfino dell’amore verso lo straniero le parole: «… perché voi siete stati stranieri in terra d’Egitto», a ribadire una ragione innanzitutto umana dell’accoglienza, prima di sottolinearne la conformità alla rivelazione della volontà di Dio.

Pubblicato su: La Stampa