Comunità: quando la correzione è fraterna

 

Per correggere l’altro occorre dunque spogliarsi del pregiudizio, di quel pensiero che ci abita e ci induce a giudicare una persona soprattutto dal fatto che ha ripetuto qualche volta il suo peccato. No, occorre sforzarsi di vedere l’altro come lo vedrebbe Gesù. Allora, di fronte a una donna adultera non terremo pietre in mano per lapidarla ma, come Gesù ha insegnato, ci chiederemo se abbiamo il diritto di condannare chi ha commesso il peccato, noi che siamo peccatori come lei: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7). Se uno è esercitato ad «avere in sé gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (cf. Fil 2,5), ad «avere il pensiero di Cristo» (cf. 1Cor 2,16), allora deve e può praticare l’esortazione e la correzione con sincerità e con parresía, franchezza, senza durezza, senza mettersi in posizione di superiorità rispetto all’altro. Ognuno di noi è tentato, nel proprio soggettivismo, di perdere il senso oggettivo delle cose, di non saperle più valutare con la giusta distanza. Abbiamo dunque bisogno di altri che ci aiutino a ritornare all’oggettività, che ci ispirino riserve, domande alle quali dobbiamo rispondere, se vogliamo essere autentici e restare nella verità. Da soli, isolati, senza l’aiuto di altri e il confronto con loro facciamo poca strada e cadiamo facilmente.

Correggere – ricorda il papa – «è una dimensione della carità cristiana. Non bisogna tacere di fronte al male». Gesù stesso molte volte ha praticato la correzione verso quanti lo ascoltavano o lo seguivano: in tal modo voleva appunto esercitare la correzione del peccatore, non dargli la condanna o la morte (cf. Ez 18,23.32; 33,11). Gesù ha usato parole di rimprovero, ma sempre finalizzate a dare la salvezza; lo ha fatto a volte anche con parole forti, di collera, che raccontano il suo pathos, comportandosi cioè da vero erede del pathos dei profeti, della loro passione per l’uomo e la sua salvezza, per la vita. Non è un caso che nel discorso di Gesù sulla chiesa riportato nel capitolo 18 del vangelo secondo Matteo si dia tanto spazio alla correzione fraterna. In questo testo si registra un indicazione di tipo quasi processuale sullo svolgimento della correzione fraterna:

Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché «ogni cosasia risolta sulla parola di due o tre testimoni» (Dt 19,15). Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano (Mt 18,15-17).

Pubblicato su: Avvenire