Tra deserto e città

 

Il monachesimo è sempre nato come realtà ai margini del corpo ecclesiale e sociale: anche la localizzazione geografica – ai confini dell'impero e alle periferie delle città – è significativa di un atteggiamento spirituale: il monastero si pone nello spazio tra il deserto e la città, capace di uno sguardo sulle due realtà, teso al loro ascolto e portatore di una parola a loro indirizzata. Ma non è facile essere e restare “marginali”: si è costantemente tentati dall'isolamento e dal rifugiarsi in un settarismo altezzoso oppure dall’inserimento confuso nell'istituzione ecclesiastica . Se questa distanza dialettica della marginalità non viene salvaguardata, il monachesimo perde di senso e allora a nulla valgono i surrogati di questa sua libertà responsabile.

Riscoperta nella sua autenticità, invece, la marginalità propria del monachesimo aiuta quella distanza amorosa che sola consente di odiare la mondanità ma amare gli uomini, di odiare il peccato ma amare il peccatore. Arte difficile da acquisire, ma il cristiano, e ancor più il monaco, non può sottrarvisi. Si insiste molto oggi sulla necessità di passare a una nuova spiritualità o, meglio, a un nuovo modo di creare spazio all’azione dello Spirito di Dio nel mondo. E questa «spiritualità» – cui i monaci non possono restare estranei, pena il divenire un reperto archeologico, anche se prezioso – comporta la capacità di coniugare fedeltà alla terra e fedeltà al cielo, solidarietà con gli uomini e desiderio di Dio. I monaci dovranno farlo nel modo loro proprio, non inseguendo l’ultima novità in campo ecologico o nelle strategie di presenza sul mercato, né corteggiando personaggi di successo per attirare le folle, ma ritornando alle fonti, riscoprendo nei padri e negli autori monastici quella compassione verso gli uomini, quel desiderio di discernere il volto di Dio nel fratello, quella capacità di ascolto di quanto brucia nel cuore anche del peggior peccatore, quella solidarietà amorosa con tutte le creature, animate e inanimate, che hanno scritto le pagine più luminose della storia del monachesimo e del cristianesimo.

Enzo Bianchi

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Pubblicato su: Corriere della Sera