"Tu sei Pietro"

Pietro aveva per tre volte rinnegato Gesù, ma il Risorto per tre volte lo interroga chiedendogli se lo ama al di sopra di tutto. E Pietro risponde umilmente: “Signore, tu sai che ti voglio bene!”, ricevendo da Gesù la missione di guidare la chiesa come un pastore il gregge. Solo grazie alla misericordia rinnovata del Signore, Pietro può usare misericordia verso le pecore affidategli dal Pastore dei pastori, solo attraverso questo ministero di misericordia e di perdono potrà mostrarsi discepolo fedele di quel Gesù che in croce ha perdonato i suoi persecutori, potrà continuare a essere “roccia” che sostiene i deboli e contiene i forti. Le ultime parole che gli Atti degli apostoli dedicano a Pietro ci dicono che a Gerusalemme, liberato miracolosamente dalla prigione dove era stato rinchiuso per ordine del sommo sacerdote, egli “uscì e si incamminò verso un altro luogo”: intraprese cioè una nuova sequela, un camminare passo a passo dietro al suo maestro, iniziò un nuovo esodo, verso una terra e un cielo nuovi, accanto al suo Signore, accanto a quell’uomo, figlio di Dio, che con il suo amore aveva saputo trasformare una pecora smarrita davanti alla morte in croce in un pastore capace di saldezza e di misericordia. Gesù risorto stesso, nel suo ultimo incontro con Pietro, gli aveva profetizzato: “Quando sarai vecchio stenderai le mani e un altro ti condurrà dove tu non vorresti ... ma adesso seguimi!”. Come a dire: tu continua a seguirmi in ogni situazione, anche quando, ormai vecchio e debole, sarai in mano ad altri.

Davvero Pietro è il pescatore diventato pastore, l’instabile diventato roccia, l’impulsivo che accetta il rimprovero, il peccatore che piange e si converte, la colonna della chiesa alla quale l’apostolo Paolo ha saputo opporsi a viso aperto e, infine, il pastore diventato agnello.

Enzo Bianchi 

Pubblicato su: Corriere della Sera