Il Pontefice che si è fatto uomo

 

Papa Francesco nella sua prima omelia ha detto “Quando confessiamo un Cristo senza croce siamo mondani, siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore”. Sono convinto che papa Francesco, accettando il ministero petrino sulle sue spalle, ha accettato il peso della croce. Nessun ingenuo ottimismo, perché noi sappiamo che quando un cristiano rende visibile nella sua vita il segno del Figlio dell’Uomo, la croce, allora scatena le forze avversarie del male che si abbattono su di lui e intorno a lui: è una necessitas, dice il vangelo. Ma è così che il vangelo si mostra operante nella storia!

Già ora cominciano qua e là a sorgere voci che contraddicono i suoi gesti e le sue parole, contestazioni e giudizi indegni di chi si dice cattolico: ma è solo un’epifania di gruppi e fazioni molto eloquenti ed efficaci, che in realtà sono anticristiani nelle parole e nei comportamenti. Prima del conclave ho scritto che se fosse stato eletto un papa “sbagliato” per alcuni e “giusto” per altri, questo non avrebbe costituito una novità nella storia della chiesa. Un papa eletto legittimamente può causare gioia in alcuni e preoccupazione in altri ma, per tutti, quello è il papa e non ve ne sono altri (sarebbero antipapi!) e a lui deve andare da parte dei cattolici l’obbedienza e il riconoscimento del suo servizio di successore di Pietro. Nella chiesa cattolica questo atteggiamento è essenziale!

Sono andato a trovare questa sera un amico più anziano di me, che mi ha voluto parlare del papa. Quando mi accingevo a congedarmi, salutandomi mi ha detto: “Ce l’avrà dura, povero papa!”. L’eco di queste parole resta in me: accanto alla gioia grande per papa Francesco mi abita anche molta trepidazione.

 

  ENZO BIANCHI  

Pubblicato su: La Stampa