Papa Francesco, un'altra chiesa è possibile

 

Francesco non è un papa “teologo”, cioè esercitato nella teologia speculativa e dottrinale, né è esercitato nell’arte esegetica dell’interpretazione delle Scritture, ma è esercitato nella conoscenza e nell’assunzione dei “pensieri e gli atteggiamenti che furono in Cristo Gesù” (cf. Fil 2,5). Ciò emerge da tutta la sua persona e dal suo ministero. Ma non si pensi che questo non riveli la sua qualità di teologo: “teologo perché prega” – secondo la definizione di Evagrio pontico – teologo perché conosce Cristo nell’ascolto delle Scritture e nella sua ricerca sul volto degli uomini, nelle “periferie del mondo”, sulle strade che sono sempre aperte da chi inizia dei cammini, nelle regioni infernali nelle quali gli uomini a volte cadono e dimorano…    

  Non essendo di madrelingua italiana, il suo linguaggio è poco sfumato, a volte duro, a volte a qualcuno può anche apparire rozzo, ma è un linguaggio del cuore, è il linguaggio del pastore che conosce le sue pecore, le ama e ne condivide la vita. Papa Francesco sta “in medio ecclesiae”, non al di sopra, senza esenzioni né immunità. Per questo ci autorizza a sognare, o meglio a invocare che la chiesa, che noi cristiani siamo più conformi al Vangelo, alla vita umana vissuta da Gesù, alla vita in cui lui ha lasciato le tracce per andare a Dio.    

  Quali attese dunque suscita il ministero petrino esercitato da papa Francesco? Innanzitutto egli ha annunciato “una chiesa povera e per i poveri”. Non solo una chiesa che ha a cuore i poveri, che “fa il bene” per loro, ma che si fa povera a immagine del Signore, il quale “da ricco che era si è fatto povero per noi” (cf. 2Cor 8,9), per essere solidale in tutto con gli uomini. L’espressione “chiesa serva e povera”, forgiata dal teologo Yves Congar negli anni ’60 del secolo scorso, assunta dal concilio, non ha conosciuto nel post-concilio l’attenzione che meritava. Eppure è il primo punto decisivo per la riforma della chiesa. Papa Francesco viene da una chiesa che ha elaborato “la necessità dell’opzione preferenziale per i poveri”, primi destinatari di diritto della Parola di Dio, e dunque è abilitato a far tornare la chiesa alla povertà evangelica. Nessun pauperismo ideologico, ma o la chiesa è povera oppure non è conforme al suo Signore, e dunque è in contraddizione con l’incarnazione del Signore, con il Dio-uomo che è Gesù Cristo, l’unico Signore di tutti.    

Pubblicato su: La Stampa