L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo

La domanda che sorge è: quale figura di cristiano emerge scissa dalla conoscenza di Gesù Cristo e della sua umanità esemplare data dalla lettura e dalla frequentazione dei vangeli? Come si configura un cristianesimo in cui il vangelo non diventa il libro che ispira la vita e i vissuti dei credenti? Sarà un cristianesimo rituale, devozionale, ridotto a fatto culturale o sociale, a fenomeno di folklore o addirittura rischierà le derive della superstizione. È infatti grazie alla lettura personale e diretta della Bibbia, e essenzialmente e in primo luogo, come dice la Dei Verbum (25), dei vangeli, che il cristiano può nutrire la sua fede e irrobustire la sua capacità di testimoniarla.

Ma perché i cattolici italiani leggono così poco la Bibbia e gli stessi vangeli? Certamente va messo in conto il ritardo con cui in Italia la Bibbia ha potuto diventare libro a cui il semplice cristiano aveva accesso diretto, non limitato al solo ascolto delle pericopi liturgiche. I retaggi controriformistici in questo campo si sono fatti sentire fino a un’epoca molto recente, e solo con il Vaticano II le cose sono sensibilmente cambiate. Ma data in mano la Bibbia ai credenti, occorre dar loro strumenti di lettura semplici che aiutino la vita di fede, altrimenti essa resta un libro chiuso. Inoltre oggi molti sentono difficile l’atto stesso della lettura, a fronte della maggiore facilità e immediatezza di accesso ai mezzi audiovisivi; l’efficientismo ecclesiale e il primato sovente accordato nelle parrocchie ad attività organizzative e assistenziali, di animazione e di carità, non favoriscono il radicarsi della lettura biblica come elemento importante nella formazione della fede del cristiano.

Come porre rimedio a questa situazione? Con una predicazione sempre più incentrata su Gesù Cristo e sul vangelo; adempiendo il mandato che il Concilio Vaticano II ha assegnato “ai sacri presuli depositari della dottrina apostolica” (DV 25) di introdurre i fedeli nella conoscenza della Scrittura e massimamente dei vangeli; diffondendo la pratica della lectio divina, della lettura orante della Scrittura che potrà recare alla Chiesa, secondo le parole di Benedetto XVI, “una nuova primavera spirituale”.

Enzo Bianchi

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