Caro Diogneto - 12

Ma noi sappiamo dalla storia che le comunità cristiane, anche quelle che sembravano grandi, salde, forti, influenti e potenti, a un certo punto si sono mostrate talmente precarie da essere cancellate. Sì, per molti secoli almeno qui in Europa la chiesa, la chiesa cattolica innanzitutto, è sembrata potente e piena di garanzie, ma oggi ecco i cristiani ridotti a minoranza in un mondo indifferente; e in questa chiesa le comunità cristiane, comprese quelle religiose, finiscono sempre più per riconoscersi fragili, deboli, precarie…

Ma in verità questa è la situazione normale dei cristiani nel mondo: anormale era, se mai, la cristianità da Costantino fino ai tempi moderni! Gesù aveva indicato i discepoli come sale, luce, città posta sopra un monte (cf. Mt 5,13-16), aveva letto la dinamica del Regno come quella del lievito nella pasta (cf. Mt 13,33) e aveva chiamato la sua comunità «piccolo gregge». Essere una piccola realtà, essere minoranza non significa essere insignificanti, così come essere deboli, fragili, non significa essere spiritualmente decadenti! Oggi noi vediamo molte comunità religiose «precarie», povere di uomini o di donne, poco efficienti e poco visibili, incapaci di imporsi e di essere una presenza che si fa sentire... Eppure, sovente minoranze creative e convinte hanno saputo cambiare la dinamica della storia: come dimenticare che il cristianesimo è nato nella forma di una comunità di una ventina di persone, coinvolte nella vita di Gesù, a loro volta fragili fino al tradimento, al rinnegamento, all’abbandono del loro maestro e profeta? Ciò che conta ancora oggi è che le comunità cristiane – povere e deboli, oppure numerose e forti – siano evangeliche, cioè vivano secondo il Vangelo, lo testimonino, siano segni di narrazione di Gesù Cristo e del comandamento nuovo lasciato loro da Gesù (cf. Gv 13,34; 15,12). L’identità cristiana non dipende da una visibilità ostentata, mediatica, ricercata a ogni costo in modo che tutti siano obbligati a constatarla. La visibilità dei cristiani, se è conforme al Vangelo, è una visibilità epifanica, sacramentale, «significativa», capace cioè di «fare segno»: la chiesa non è chiamata a esibire se stessa, bensì a indicare il mistero di Cristo.