Caro Diogneto - 12

Nessuna spiritualità del nascondimento, ma anche nessun esibizionismo. Esiste purtroppo un mutismo cattolico, soprattutto un’afasia dei cattolici nelle istituzioni della polis, e questa è una patologia che svela una scarsa convinzione, dunque una fede debole. Ma la tentazione per i cristiani è duplice: da un lato il rischio dell’allineamento conformista alla mondanità, che si esprime in una spiritualità senza contorni, liquida, che vuole assicurare a ciascuno il diritto all’autorealizzazione e che pretende di andare incontro ai desideri della gente. D’altro lato, il rischio speculare del ripiegamento identitario, la tentazione di ostentare sicurezza, di costituire un presidio difensivo, di alzare una voce intransigente.

Ma l’apostolo Paolo confessava «quando sono debole, allora sono forte» (2Cor 12,10), e questo può essere vissuto anche nelle situazioni di precarietà comunitaria. Ora, in questi decenni siamo passati da una chiesa potente a una chiesa fragile, da una chiesa rivale, concorrente a una solidale, da una chiesa inclusiva e vorace a una chiesa dell’incontro e del confronto, da una chiesa del numero a una chiesa che fa segno. Non è questo un itinerario evangelico di cui dovremmo rallegrarci?

Enzo Bianchi