Cos’è la preghiera?

 

Cogliendo la provocazione di André Louf, la preghiera per l’uomo secolarizzato e iperattivo di oggi è ancora possibile? Con quali accorgimenti rispetto al passato?

È giusto dire che oggi viviamo in un mondo contrassegnato dalla velocità, in un “mondo in fuga” (Anthony Giddens), nel quale diciamo di non avere più tempo, nemmeno per pregare. Bisogna però essere molto chiari su questo dato: chi non trova tempo è un alienato; chi afferma di non avere tempo confessa che il suo idolo è il tempo, dal quale è dominato, e che di conseguenza si vota a non vivere mai il presente, l’oggi di Dio collocato tra un passato di cui fare memoria e un futuro verso cui tendere. Quando invece riusciamo a dominare il tempo, possiamo sperimentare la preghiera come possibilità di aprirci a Dio, di ascoltare la sua voce, di entrare in comunione con lui e dunque con gli esseri umani e con tutte le creature del cosmo. Quanto agli accorgimenti, penso siano sempre gli stessi, ieri come oggi, e che si radichino tutti in un’istanza fondamentale: il voler trovare del tempo, lo stabilire delle priorità nel nostro tempo, sapendo che non c’è tempo per tutto. È questione di un ordine, di una gerarchia che dobbiamo stabilire nella nostra vita: il primato spetta davvero a Dio o abbiamo qualcos’altro più caro di lui? Vogliamo ascoltare il Signore o altre voci? Vogliamo adorare lui oppure gli idoli che ci ingannano e ci schiavizzano? In proposito, non si dimentichi che l’idolo non è una realtà teologica, ma è innanzitutto un falso antropologico, è ciò che più minaccia l’umanizzazione: lottando contro gli idoli e esercitandoci alla preghiera possiamo incontrare Dio e, animati dal suo Spirito, imparare a diventare più uomini, uomini come lui ci ha voluti e creati, a immagine del Figlio suo Gesù Cristo.