Cos’è la preghiera?

 

I “frutti” della preghiera da cosa si misurano? Uno degli indicatori può essere la “pace del cuore”?

So che nella tradizione spirituale cristiana, in particolare quella monastica, uno dei grandi frutti della preghiera è la pace del cuore. Credo a questa verità, e non voglio contraddire una risposta data dall’epoca dei padri della chiesa fino a oggi. Tuttavia mi sento di dire che il vero frutto della preghiera si può solo misurare in base alla carità, all’amore verso i nostri fratelli e verso Dio che la preghiera suscita in noi. Quando penso alla preghiera mia e di tanti monaci che per numerose ore del giorno pregano, nella lectio divina, nel nascondimento della propria cella, nella liturgia delle Ore celebrata comunitariamente, mi viene spontaneo chiedermi: “Tutta questa preghiera che frutto darà?”. Poi talvolta trovo nel mio cuore qualche pepita di amore, e allora mi rispondo: “Per giungere a questo è stato necessario quell’immenso mucchio di sabbia costituito dalla preghiera”. Ripeto, il frutto della preghiera è l’agápe, è l’amore, che poi è Dio stesso. E quando Dio dimora in noi, siamo più saldi di fronte agli assalti del diavolo, siamo più forti nelle prove. E proprio perché osiamo gridare: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?” (Rm 8,35), siamo anche capaci di trovare pace.