La passione d’amore di Gesù, il Servo crocifisso

 

Per giungere a tale comprensione gli autori del Nuovo Testamento hanno meditato in profondità le Scritture dell’Antico Testamento, una meditazione che ha lasciato tracce soprattutto nei racconti della passione di Gesù. In questi capitoli decisivi dei vangeli si possono infatti cogliere, esplicitamente o implicitamente, numerose citazioni dell’Antico Testamento che concorrono a presentare la passione di Gesù come quella del giusto ingiustamente perseguitato. Tra questi passi spiccano alcuni Salmi di supplica: «lo crocifissero e si divisero le sue vesti tirando a sorte su di esse» (Mc 15,24; cf. Sal 22,19); «uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere» (Mc 15,36; cf. Sal 69,22).

Ma i testi più importanti per comprendere la passione di Cristo sono certamente i cosiddetti quattro canti del Servo sofferente del Signore, la misteriosa figura annunciata dal profeta Isaia (cf. Is 42,1-9; 49,1-7; 50,4-11; 52,13-53,12). Da sempre i cristiani hanno confessato che Gesù, il crocifisso risorto, è il Servo del Signore descritto in queste pagine, e non a caso gli strati più antichi della riflessione cristologica del Nuovo Testamento presentano Gesù quale Servo (cf. At 3,13.26; 4,27.30). Un posto di particolare rilievo spetta all’ultimo di questi testi, che costituisce non solo l’apice dei quattro canti, ma anche uno dei luoghi rivelativi più elevati dell’intero Antico Testamento, al punto che la tradizione cristiana lo ha letto come una sorta di «quinto vangelo». Meditando su questo canto essa vi ha colto la dinamica di abbassamento ed esaltazione del Servo Gesù (cf. Fil 2,6-11), vedendovi profeticamente delineato il suo mistero pasquale. Nel Nuovo Testamento si segnalano una cinquantina tra citazioni e allusioni a questo brano. Ne ricordo solo due. Poco prima di essere arrestato, Gesù ha così istruito i suoi discepoli: «Deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra i malfattori” (Is 53,12)» (Lc 22,37). E Filippo, interrogato dall’eunuco etiope sull’identità del Servo («Di quale persona il profeta dice questo?»), «partendo da quel passo gli annunciò la buona notizia di Gesù» (At 8,34-35). In breve, leggere questo testo con intelligenza significa contemplare la passione di Cristo prima che avvenga, così come è effettivamente avvenuta: ecco perché la chiesa proclama liturgicamente il brano di Isaia 53 al venerdì santo, nel solenne ufficio in cui fa memoria della passione del Signore.