Caro Diogneto - 40

 

Quando si parla di fede occorre dunque evitare di pensare immediatamente al credere in verità, in dogmi, ma cogliere la fede innanzitutto come quell’atto che consiste nel mettere il piede sul sicuro (cf. Sal 20,8-9; 125,1; Is 7,9), nell’affidarsi come un bambino attaccato con una fascia al seno di sua madre (cf. Is 66,12-13), sicuro in braccio a lei (cf. Sal 131,2). Credere, avere fede è operazione umana; è innanzitutto «credere all’amore» (cf. 1Gv 4,16), cioè tendere a quel pieno compimento di sé che è dato da una vita in cui si ama e si è amati: questa è l’unica promessa che sta davanti a tutti gli uomini e le donne in quanto tali. Credere è un atteggiamento assolutamente necessario per accedere all’amore, perché solo il credere nell’altro può instaurare la vera comunicazione, la comunione, l’amore reciproco. Così, ritornando all’immagine usata in precedenza, capiamo quanto sia decisivo per il bambino che cresce e si umanizza il fatto che qualcuno creda in lui e che egli possa mettere fede in qualcuno; se ciò non avviene egli sarà minacciato addirittura nell’operazione di credere in se stesso.

La dinamica del credere si esprime nell’essere umano attraverso cammini in cui ci si fida l’uno dell’altro, attivando la reciprocità del credere. Ma nulla è più precario dell’atto del credere; e quando la fede, il credere diventa fragile allora l’umanizzazione stessa è minacciata. Il credere nell’altro è un’operazione della persona ma anche della collettività, che deve essere capace di credere, di avere fiducia. Quando gli esseri umani credono negli altri, la loro azione assume i tratti della fraternità, della corresponsabilità, dell’amore, perché essi credono all’amore. Una storia d’amore tra un uomo e una donna, per esempio, è possibile solo quando uno crede nell’altro. È significativo che, un tempo, in una storia d’amore ci si sentiva prima fidanzati, cioè persone che danno e ricevono fede; poi si sanzionava la storia d’amore con un anello, l’anello dell’alleanza, chiamato, non a caso, fede. Allo stesso modo, quando si accoglie un nuovo nato che nutrirà i genitori con la sua presenza e li aiuterà a credere nella vita e nel futuro, si fa un’operazione di fede. Senza la nascita di uomini nuovi che succedono a chi li precede, l’umanità andrebbe verso la sua rovina naturale. Sì, senza questa fede umana, non c’è umanizzazione. Ecco perché la psicanalista e filosofa Julia Kristeva ha potuto intitolare un suo scritto: «Questo incredibile bisogno di credere». È sulla capacità di credere che si gioca il futuro dell’umanità!

ENZO BIANCHI

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