Caro Diogneto - 43

 

Gesù invece ha reso Dio buona notizia, proprio perché è stato in prima persona esegesi vivente di Dio, attraverso le sue parole e le sue azioni: ciò che Gesù ha detto e fatto è stato il racconto del volto di Dio. E questo dato ha conseguenze determinanti: se Gesù durante la sua vita non ha mai castigato nessuno, non è lecito affermare che Dio durante la nostra vita può castigarci; se Gesù ha sempre amato e perdonato i peccatori, non è lecito affermare che Dio li odia. In una parola: ciò che di Dio Gesù non ha narrato, non ci è lecito proiettarlo su Dio stesso, anche se i cristiani sono sempre tentati di colmare i silenzi di Gesù con le loro parole... Dal giorno del vitello d’oro alle falde del Sinai (cf. Es 32), ogni volta che Dio pare abitare il silenzio, quanto facilmente gli uomini si affrettano a fabbricare immagini, simulacri del Dio vivente! E il comandamento: «Non ti farai alcuna immagine di Dio» (Es 20,3-4; Dt 5,7-8) è stato ed è costantemente trasgredito dagli uomini, non certo perché essi producono dipinti e statue, ma perché pensano, forgiano e predicano un volto di Dio che non è quello autentico. In questo affannoso tentativo di dare un volto a Dio si finisce per dimenticare la verità essenziale: l’immagine di Dio ce l’ha data Dio stesso - è per questo che non spetta a noi fabbricarla - e tale immagine è Gesù Cristo, «l’immagine del Dio invisibile» (Col 1,15). Perché, invece di proiettare su Dio immagini false di generazione in generazione, non ci limitiamo ad accogliere il racconto che ce ne ha fatto Gesù? Davvero il Vangelo è Gesù Cristo e Gesù Cristo è il Vangelo.

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