Commento al Compendio del Catechismo - 3

“La fede” – dirà Paolo – “nasce dall’ascolto” (Rm 10,17). E Abramo, sempre teso ad accogliere la voce di Dio, “credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia” (Gen 15,6; cf. Rm 4,3; Gal 3,6). Abramo lotta con tutte le sue forze per “continuare a credere nella fedeltà di Dio anche nei momenti della prova”: nell’ora in cui la discendenza promessagli da Dio sembra tardare (cf. Gen 17,1-22); addirittura nell’ora in cui Dio pare chiedergli il sacrificio del suo unico figlio, l’amato, Isacco (cf. Gen 22,1-19). Anche allora “ebbe fede, saldo nella speranza contro ogni speranza” (Rm 4,18). Commenterà con grande intelligenza l’autore della Lettera agli Ebrei: “Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti. Per questo lo riebbe” (Eb 11,19).

Da questo legame di fiducia e di amicizia con Dio nasce per Abramo la capacità di “intercedere per i peccatori con audace confidenza” (cf. Gen 18,17-33). Attraverso una vera e propria contrattazione Abramo osa chiedere a Dio con grande franchezza di risparmiare dalla distruzione le città peccatrici di Sodoma e Gomorra. La sua è una preghiera insistente e ostinata che, confidando nell’infinita misericordia di Dio, finisce per farlo desistere dal suo proposito.
Ascolto obbediente, fede salda, intercessione audace: questo il cammino della preghiera testimoniatoci da Abramo.

ENZO BIANCHI  

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