Insieme - 9

Rocca, ottobre 2012
di ENZO BIANCHI
L’autunno, tempo che per la terra è di progressiva spogliazione e di preparazione a un riposo attivo, forse ci può offrire allora l’occasione di pensare

IL NOSTRO TEMPO

 Rocca, ottobre 2012
di ENZO BIANCHI

Siamo talmente abituati a usare la metafora delle “stagioni” per riassumere eventi e situazioni, che trascuriamo gli insegnamenti che dalle stagioni atmosferiche ci vengono: certo, la società industriale e post-industriale non ci aiuta a riconoscere e misurare lo scorrere del tempo sugli elementi naturali, ma dovremmo approfittare maggiormente dei cambiamenti nel clima, nei colori, nelle temperature, nei frutti, negli umori per riflettere sul nostro rapporto con il tempo, realtà inafferrabile che diciamo di “non avere mai”, ma con la quale abbiamo sempre a che fare.

L’autunno, tempo che per la terra è di progressiva spogliazione e di preparazione a un riposo attivo, forse ci può offrire allora l’occasione di pensare con più calma al nostro rapporto con il tempo, alla luce dell’insegnamento evangelico. Ora, l’atteggiamento cristiano nei confronti del tempo ha connotati ben definiti che prendono le mosse da un’esigenza precisa: saper giudicare il tempo, gettando la maschera ipocrita di chi sa giudicare l’aspetto della terra e del cielo ma non il proprio tempo (cf. Lc 12,56), di discernere i segni del tempo (cf. Mt 16,3) per giungere a cogliere il tempo della visita di Dio (cf. Lc 19,44).


 

Non a caso Luca mette in bocca a Gesù tre “oggi” che risuonano ancora per noi: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete udito nelle vostre orecchie” (Lc 4,21), “Oggi la salvezza è entrata in questa casa» (Lc 19,9), “Oggi sarai con me in paradiso” (Lc 23,43). Per ogni cristiano c’è quindi un “oggi” del compimento delle Scritture, un oggi nel quale deve ascoltare il vangelo, un oggi che si ripete nella storia tutte le volte che un cristiano è di fronte alla parola di Dio: ogni giorno la parola di Dio si compie, sta a noi ascoltarla, accoglierla. La seconda dimensione dell’oggi è l’oggi dell'incontro di noi peccatori con Cristo. La conversione non avviene una volta per tutte, ma che c’è sempre un oggi in cui Cristo può dirci: “Oggi la salvezza entra di nuovo in casa tua” (cf. Lc 19,9). E infine c’è l’oggi di comunione per chi muore con Cristo, l’oggi della promessa di Cristo per una comunione nel regno.

La vita del cristiano appare allora come un oggi davanti a Dio, l’oggi nel quale egli può ascoltare la Parola e accogliere la salvezza, l’oggi della conversione continua nella vita quotidiana, l’oggi dell’accoglienza della grazia. Il cristiano vive il tempo così: è sempre oggi, è sempre il tempo favorevole (cf. 2Cor 6,2), è sempre il tempo lasciato da Dio per il pentimento, la conversione (cf. 2Pt 3,9; Ap 2,21). Di conseguenza il cristiano ha verso i giorni un atteggiamento opposto a quello di quanti “si lasciano vivere” perché non operano discernimento sul tempo e lo considerano tempo alienato, votato al nulla. Il credente sa che i suoi tempi sono nelle mani di Dio: “Ho detto: Tu sei il mio Dio, i miei tempi sono nella tua mano” (Sal 31,15b-16a).

È questo un atteggiamento fondamentale: il “nostro” tempo, i “nostri” giorni, infatti, non ci appartengono, non sono di nostra proprietà. I tempi sono di Dio e per questo nei salmi l’orante chiede a Dio: “Fammi conoscere, Signore, la mia fine, qual è la misura dei miei giorni” (Sal 39,5) e invoca: “Insegnaci a contare i nostri giorni, e i nostri cuori discerneranno la sapienza” (Sal 90,12). La sapienza del credente consiste nel saper contare i propri giorni, nel vivere sempre l’oggi di Dio nel proprio oggi.


 

Il credente vuole dunque avere un rapporto con il tempo, vuole essere istruito da Dio riguardo ai giorni che ha da vivere, vuole che il tempo vissuto davanti a Dio sia fonte del proprio discernimento e della propria sapienza. Il cristiano deve “vegliare e pregare in ogni tempo” (Lc 21,36), impegnato in una lotta anti-idolatrica in cui il tempo alienato è l’idolo che cerca di dominare e rendere schiavo l’uomo. Secondo l’apostolo Paolo il cristiano deve cercare di usare il tempo a disposizione per operare il bene (cf. Gal 6,10), deve approfittare del tempo (cf. Col 4,5), e soprattutto deve salvare, redimere, liberare, riscattare il tempo quale uomo sapiente (cf. Ef 5,16).

Ma questa lettura cristiana del tempo offre anche una sapienza umana, una modalità ritrovata di vivere il tempo nella nostra convivenza civile quotidiana. È nel tempo, infatti, che ogni persona compie le proprie scelte, è qui e ora che ciascuno decide di imboccare vie di pace e di vita piena, oppure vie di violenza mortifera nelle relazioni con gli altri e con le cose; è nel tempo che si vive la fraternità o il fratricidio. Così lo scorrere quotidiano delle nostre vite, ciò che esula dallo straordinario, è chiamato a divenire tempo propizio alla fraternità. Anzi, solo se si vive l’intera esistenza in una prospettiva di inscindibile solidarietà con gli altri, si troverà la lucidità per discernere nell’altro il fratello e nella sua sofferenza l’appello al mio agire; solo così si potrà avere la forza e l’audacia di lasciar emergere la “banalità del bene”; solo così si troveranno in se stessi insospettabili capacità per fronteggiare l’eccezionalità di momenti in cui la fraternità non ha altra alternativa che la disfatta della dignità umana.

ENZO BIANCHI