Commento al Compendio del Catechismo - 12

 

E proprio perché riconosce ciò che Dio ha fatto in lei, Maria scioglie il suo canto di ringraziamento, il Magnificat, un autentico mosaico di passi biblici: la Parola di Dio inviata su Maria compie il suo tragitto fino a tornare a Dio, in forma di benedizione e ringraziamento, dopo aver dato frutto (cf. Is 55,10-11). Maria inserisce la sua vicenda personale nella storia di salvezza condotta da Dio con il suo popolo e, con il Magnificat, tende un arco che, raggiungendo Abramo, il padre dei credenti, unifica tutta la storia di salvezza dalla promessa al compimento. Un compimento che certo trova un momento particolarmente significativo nella nascita del Messia Gesù, il Figlio di Dio, ma che significa anche il rilancio della promessa: perché la storia di salvezza guidata da Dio deve arrivare ad abbracciare “tutte le generazioni” (Lc 1,48) e la sua misericordia deve stendersi “di generazione in generazione” (Lc 1,50). Maria canta un evento di salvezza compiuto in lei, ma che attraverso di lei vuole raggiungere l’umanità tutta, mostrando una portata universale. Del resto, la salvezza o è universale o non è!

Riconoscendo e confessando l’azione di Dio in lei, Maria mostra che compito dei credenti, della chiesa, è di dare lode al Signore che opera meraviglie nella storia. Maria appare dunque come “modello e immagine della chiesa” (cf. Lumen Gentium 63.68): chiesa che svolge il suo ministero profetico innanzitutto discernendo e celebrando l’intervento di Dio nella storia a favore di tutta l’umanità.

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