Commento al Compendio del Catechismo - 15

 

E il dono per eccellenza, quello che li contiene tutti, è il dono del Figlio Gesù Cristo: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo” (Ef 1,3). È significativo, in questo senso, che il vangelo secondo Luca ci presenti Gesù come colui che spande intorno a sé benedizione da un estremo all’altro della sua vita: quando ha solo otto giorni, l’anziano Simeone “lo accolse tra le braccia e benedisse Dio”(Lc 2,23); e dopo la sua ascensione gli apostoli, in attesa della sua venuta gloriosa, “stavano sempre nel tempio benedicendo Dio” (Lc 24,53).

Insomma, l’intera esistenza di Gesù può essere letta come una benedizione: in tutte le sue parole e le sue azioni, in ogni suo incontro egli ha cercato sempre e solo di benedire il Padre, di restituire puntualmente a Dio i doni da lui ricevuti. Fino a quel gesto riassuntivo di tutta la sua esistenza, compiuto nell’imminenza della sua passione e morte: “mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: ‘Prendete, mangiate: questo è il mio corpo’” (Mt 26,26).

 

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