Commento al Compendio del Catechismo - 21

 

Sosteremo in seguito più approfonditamente sugli elementi che costituiscono la grande Tradizione della chiesa, tra i quali spiccano l’insegnamento dei padri e la testimonianza vivente della liturgia. Qui vorrei invece soffermarmi su ciò che rappresenta il fondamento dell’accoglienza della Tradizione da parte dei credenti: il sensus fidei. Si legge in un bel testo conciliare: “L’insieme dei fedeli che hanno ricevuto l’unzione dal Santo (cf. 1Gv 2,20.27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa proprietà particolare mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando ‘dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici’ (Agostino) esprime il suo universale consenso in materia di fede e di morale” (Lumen Gentium 12).

Con la sua “unzione maestra” (Bernardo di Clairvaux) lo Spirito fornisce al popolo di Dio un discernimento personale, ossia quella capacità di conoscere le cose della fede che è propria di ogni battezzato e della chiesa nel suo insieme. È così che – continua LG 12 – “con il sensus fidei suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, il popolo di Dio, sotto la guida del magistero cui si conforma fedelmente, accoglie non già una parola d’uomini, ma realmente la Parola di Dio (cf. 1Ts 2,13), e aderisce indefettibilmente ‘alla fede trasmessa ai santi’ (Gd 3)”.

Ravvivando il nostro sensus fidei saremo in grado di rinnovare la nostra preghiera e di “risvegliare continuamente la nostra vita di fede, in particolare per mezzo di una riflessione sempre più approfondita, guidata dallo Spirito santo, sul contenuto della fede stessa” (Joseph Ratzinger).

 

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