Commento al Compendio del Catechismo - 29

 

Vorrei invece soffermarmi su un principio essenziale per praticare con intelligenza la preghiera vocale, quello così espresso da san Benedetto nella sua Regola: “La nostra mente sia in accordo con la nostra voce” (RB 19,7). Benedetto lo applica al canto monastico dei salmi, ma credo che questa sia una legge fondamentale nella vita di preghiera, anche se noi avremmo la tendenza, soprattutto oggi per la cultura dominante, a capovolgerla, ritenendo che la voce debba seguire i sentimenti del nostro cuore. Invece questo principio va colto in tutta la sua centralità: è la mente, è il cuore che deve accordarsi con ciò che la voce proclama, non il contrario! In senso più ampio, siamo chiamati a stabilire un’unità profonda tra il nostro corpo, il nostro pensiero e ciò a cui diamo voce, ossia la parola di Dio fonte di ogni nostra risposta nella preghiera: nella preghiera vocale tutte le nostre facoltà fisiche, psichiche e spirituali devono essere disciplinate e ordinate a questo scopo.

Esercitandoci a questa unificazione di tutto il nostro essere, giungiamo progressivamente anche ad accogliere la preghiera dello Spirito santo in noi (cf. Rm 8,26-27). E così ci può essere dato di pervenire a una preghiera continua, che non nasce da noi: è un flusso sotterraneo, un costante ricordo di Dio che ogni tanto emerge e diventa preghiera esplicita, ma che non ci abbandona mai. In tal modo possiamo farci voce di ogni creatura (cf. Preghiera eucaristica IV) e di tutto il creato, perché l’universo è un oceano di preghiere che sale a Dio: preghiere inarticolate, gemiti rivolti al Creatore in attesa della manifestazione dei figli di Dio (cf. Rm 8,19).

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