Caro Diogneto - 55

 

In seguito, dobbiamo riconoscerlo, soprattutto il tema della chiesa povera sembrò sparire dall’orizzonte ecclesiale, tanto che vi fu chi scrisse: “Non voglio una chiesa povera ma una chiesa più ricca, in modo che possa fare maggiormente del bene ai poveri!”. Terribile fraintendimento del Vangelo, ma sempre possibile anche da parte di chi nella chiesa dovrebbe essere tra i primi suoi interpreti… E pensare che il concilio era giunto ad affermare: “Come Cristo ha compiuto la redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la chiesa e chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza” (Lumen gentium 8); e ancora: “La chiesa si serve di strumenti temporali nella misura in cui la propria missione lo richiede. Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi offertile dall’autorità civile. Anzi, essa rinuncerà all’esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza” (Gaudium et spes 76). C’è stato un lungo silenzio sul tema della chiesa povera e per i poveri. Occorre riconoscere la verità: nelle nostre chiese (non in quelle del sud del mondo) il tema non risultava più interessante. Mi si permetta di testimoniare che quando, soprattutto dal 1990, proponevo per una conferenza il tema biblico dei poveri o della povertà, immancabilmente mi veniva opposto un rifiuto, dicendo che non era un tema attuale e comunitariamente sentito.

Ed ecco l’avvento di papa Francesco (il cui nome ricorda a tutti il Poverello e la santa povertà), che fin dall’inizio del suo ministero ha proclamato: “Ah, come vorrei una chiesa povera e per i poveri!” (Udienza ai rappresentanti dei media, 16 marzo). E da quel momento ogni volta che ne ha l’occasione Francesco insiste sui poveri, fino ad affermare, recentemente: “Il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero!” (Udienza generale del 5 giugno) e ancora “Prima di tutto, occorre andare ai poveri ... il primo passo è sempre la priorità verso i poveri” (Convegno della diocesi di Roma, 17 giugno). Questo ritorno del tema dei poveri e della povertà è una grande speranza per la chiesa e per gli uomini, perché – come sosteneva Marie-Dominique Chenu – il grido dei poveri del mondo e la capacità della chiesa di ascoltarlo è uno dei grandi segni del nostro tempo.

È il Vangelo che ritorna. Lo abbiamo scritto e riscritto più volte: la brace sotto la cenere è fuoco, basta che qualcuno con un piccolo ramo muova la cenere, ed ecco che il fuoco arde nuovamente. Il Vangelo è questo fuoco sovente coperto dalla cenere della chiesa e dei cristiani, ma se qualcuno rimuove la cenere, il Vangelo torna nuovamente a brillare. Noi ne siamo felici, e per questo ringraziamo papa Francesco: una chiesa povera e per i poveri è la chiesa di Gesù, è una chiesa sempre composta da peccatori, ma capace di portare la buona notizia ai poveri come Gesù stesso ha fatto (cf. Lc 4,18).

JESUS, 2 luglio 2013
di ENZO BIANCHI 

  • 1
  • 2