Venerdì santo

 

L’apice si ha con la risposta a Pilato, risposta ultima all’arroganza degli avversari. Pilato gli dice: «Non sai che io ho il potere di liberarti e il potere di crocifiggerti?». Gesù, anche qui, non gli contesta il potere: egli riconosce l’autorità politica, non è né un anarchico né un rivoluzionario che non riconosce un ordine necessario alla polis. No, Gesù gli rivela semplicemente: «Non avresti alcun potere, se non ti fosse stato dato dall’alto». Ovvero, Gesù dice a Pilato: «La fonte del potere non è in te, l’unico potere che va riconosciuto è in alto, è quello che appartiene a Dio. Certo, tu puoi disporre di me, puoi esercitare il potere, puoi rimandarmi libero o puoi anche mandarmi alla morte, ma solo perché Dio non interviene per impedirti di esercitare un potere anche con ingiustizia e violenza. E solo perché io non mi ribello, non faccio violenza e non passo dalla tua parte, non sto con te». Ecco la risposta che Gesù dà a Pilato: netta, chiara, ma senza atteggiamento di ribellione o di negazione di un’autorità di cui gli uomini hanno bisogno per ordinare la loro vita comune.

Alla croce, nell’ora della morte, Gesù risponde poi anche alla sua comunità, ai suoi discepoli e alle sue discepole. Ai suoi discepoli che erano fuggiti, alle sue discepole che erano presso la croce, ma semplicemente perché non dovevano temere nulla: erano delle donne, e nessuno in quel contesto sociale si interessava di loro. Se anche erano seguaci di Gesù, nessuno le avrebbe arrestate, perché non contavano nulla. Inoltre, alle donne era permesso di seguire i condannati a morte, per piangerli e per portare loro un po’ di soccorso. Insomma, neppure loro rischiano qualcosa. Ma Gesù vede sotto la croce sua madre e il discepolo che lui aveva amato. Ripeto, non il discepolo che lo amava più degli altri, ma il discepolo che lui amava. Anzi, a ben vedere il quarto vangelo non dice neanche che Gesù amava quel discepolo più degli altri undici: no, semplicemente era il discepolo da lui amato, senza alcuna reciprocità. Vedendo dunque il discepolo amato e la propria madre, Gesù vede davvero tutta la sua comunità. Vede che rappresentano Pietro, vede che rappresentano gli altri che sono fuggiti per paura, e Gesù risponde alla sua comunità dispersa mostrando il lato della maternità della comunità, ossia una capacità di generare credenti, una capacità di filialità, in cui i figli di Dio, i fratelli di Gesù riconoscono nella chiesa la madre: «“Donna ecco tuo figlio”, e al discepolo amato: “Ecco tua madre”». «E da quell’ora il discepolo amato da Gesù», l’unico che aveva conosciuto il traditore, l’unico che conosceva il cuore di Gesù e che nulla aveva fatto di fronte alla cattura e al tradimento, «accolse la madre di Gesù eis tà ídia, tra le proprie cose, le cose che gli appartenevano come un tesoro». Il discepolo amato di Gesù sa che la chiesa è un dono e che sta tra le cose più proprie.