Pasqua del Signore

 

Nell’azione di farlo risorgere, Dio ridà a Gesù le sue prerogative divine, lo glorifica al di sopra di tutte le creature, gli dà il Nome di Kýrios, di Signore (cf. Fil 2,9-11). Anche nella resurrezione Gesù narra l’agire del Padre, il suo Amore sorgivo, fontale, perché il Padre è peghé tês agápes, «Sorgente dell’Amore». Era il Figlio uscito dal seno del Padre, ora il Padre lo riaccoglie nella potenza dello Spirito: un’unica vita, un unico Amore, un solo Dio! Scrive Agostino: «Et illic igitur tria sunt: amans, et quod amatur, et amor» (De Trinitate VIII,10,14), l’Amante, l’Amato e l’Amore. Ecco allora Tommaso che esclama davanti al Risorto: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28), vedendo un corpo umano trafitto. «Guarderanno a me, colui che hanno trafitto», profetizzava Zaccaria (12,10). Gesù aveva esclamato prima di morire: «Mio Dio, mio Dio, perché mi abbandoni alla morte, alle trafitture». Ma ora tutti guardano a Gesù e dicono con Tommaso: «Mio Kýrios e mio Dio!».

Sì, la nostra fede pasquale non è un mito, una favola, ma una storia di amore. È la scoperta di un Amante, Dio, che possiede un Amore che vince la morte: ma questo Amore lo offre anche a noi, perché nella nostre vite possiamo essere amati e amanti. Guardiamo al Crocifisso risorto perché – come affermava Riccardo di San Vittore – «ubi amor, ibi oculus» (cf. Beniamin minor 13). I nostri occhi siano rivolti al Cristo risorto, l’Amato che ci rivela una volta per sempre Dio come l’Amante, la Sorgente dell’Amore.

ENZO BIANCHI

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