Qualcosa di non noto!

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Questo, è il corpo. Una parte del corpo, un corpo affaticato e indebolito. Il piede, corpo con incrostazioni di fango e di escrementi, corpo insudiciato dal contatto con il suolo polveroso della Palestina. Lavare il piede, si tratta di ciò che sta in basso, di ciò che tocca fare all’inferiore, al subalterno, allo schiavo, anche alla donna, in una gerarchia indiscussa e indiscutibile, che per il racconto di Giovanni il Teologo viene a “sollecitare” – nel senso di scuotere, di agitare –.

Se nel racconto sinottico dell’ultima cena Gesù dice: “Questo è il mio corpo”, qui il Vangelo di Giovanni mostra il corpo. A cominciare da quello di Gesù, che viene esibito, letteralmente messo a nudo. Carne consegnata, prima della sua morte. Sì, alla lettera, Gesù nudo, Gesù denudato, o meglio – e questo diventa decisamente scioccante – Gesù che si denuda. Là dove, durante l’ultima cena, il Gesù dei sinottici diceva: “Questo è il mio corpo”, il Vangelo di Giovanni sembra dire: “Questo, è il corpo”, e mostra quel corpo. Ce lo mette sotto gli occhi, in modo tale che lo spessore del corpo sia percepibile dai sensi, che rientri nella sfera sensibile.

Il corpo nudo del Figlio di Dio che si offre allo sguardo, quel corpo nudo sarebbe forse ancora tollerabile se si limitasse a fare questo: mostrarsi. Ma no, tocca pure. Lava. Lava dei piedi e li carezza … Gesù non riprende, di fatto, una prassi già consolidata? Non compie un gesto privo di significato particolare, che corrispondeva a una semplice attenzione igienica – si rammenti che a quel tempo ci si spostava in sandali, su strade fangose –, e che inoltre esprimeva l’accoglienza? Volendo... è un’interpretazione possibile. Tuttavia non bisogna dimenticare un dettaglio dell’episodio raccontato da Giovanni.

Il testo afferma che Gesù si alzò “durante la cena” (Gv 13,2), dunque al cuore del pasto, per lavare i piedi dei discepoli... Si tratta qui di un modo di procedere a dir poco singolare. I piedi degli invitati si lavavano al loro arrivo e non a metà pasto. A questo scarto dalle consuetudini ne segue un altro, sul quale generalmente tutti insistono molto: il Maestro qui prende il posto dello schiavo (o della donna) e procede personalmente alla lavanda dei piedi. Ma il primo scarto, che riguarda il momento insolito in cui il gesto viene compiuto, non è meno rilevante: esso spiazza il lettore rispetto alle sue aspettative e lo porta a chiedersi quale significato abbia ciò che sta avvenendo e che manifestamente non si inscrive nell’ordine del già noto (cioè la lavanda dei piedi come prassi igienica e come gesto di accoglienza).

Se la scena della lavanda dei piedi, nel Vangelo di Giovanni, evoca e rende presente quell’orizzonte conosciuto, essa non si esaurisce in esso … È stupefacente il fatto che Gesù, non soddisfatto di compiere un gesto così singolare e, per certi versi, scioccante, abbia anche inteso istituirlo come prassi comunitaria: “Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,15). Gesù ha compiuto un gesto, poi ha chiesto che si continuasse a farlo dopo di lui; ha lavato i piedi dei discepoli, arrischiando un atto che non poteva non assumere un carattere enigmatico, e poi ha comandato ai discepoli di fare lo stesso, sul suo esempio, alla sua maniera.

 François Nault, La lavanda dei piedi