La debolezza di Dio: amarci

0d083b2e221b03cdc8c1cfb1513ad4d4.jpg

Dio, nel suo amore, ha sempre avuto un unico progetto per l’uomo, un progetto di vita beata. Creandolo a sua immagine, lo destinava all’immortalità, cioè alla partecipazione della sua vita eterna: così l’avevano compreso i padri della chiesa.

Tuttavia, nato dalla terra, l’uomo era sottomesso alla morte che assoggetta tutto ciò che comincia a essere; egli non poteva entrare in Dio se non a condizione di rinascere dall’alto (cf. Gv 3,3), se l’accettava liberamente. Come ci ha creati tutti in Cristo, per mezzo di lui e in vista di lui (cf. Col 1,16), così Dio ha deciso da sempre di strapparci alla morte e di aprirci un accesso fino a lui attraverso la resurrezione di Cristo, di cui aveva previsto che la perfetta obbedienza al suo disegno di amore avrebbe effuso la sua grazia sulla moltitudine degli uomini (cf. Rm 5,15.19).

La resurrezione di Cristo dispiega dunque la sua potenza di liberazione dalla morte nella storia umana fin dal suo inizio; essa è inserita nell’immagine di Dio che noi portiamo come una chiamata, una promessa, un pegno, una grazia, un dinamismo che apre lo spirito dell’uomo su un’alterità assoluta, che orienta le sue scelte di vita verso una trascendenza infinita, che sollecita la sua libertà nel senso del disegno creatore. La salvezza secondo la Scrittura è vista come una storia d’insieme, un’opera globale: è la vittoria della vita sulla morte, che è il senso della creazione; è la riuscita del disegno divino relativo all’umanità in quanto totalità … Il disegno del Dio insieme creatore e redentore, padre comune degli uomini, ha racchiuso questa solidarietà in uno solo, nell’evento indivisibile dell’uomo Gesù, la cui resurrezione lotta vittoriosamente contro il peccato fin dall’origine dei tempi e la cui morte rigenera il mondo fino alla fine dei tempi. La fede che associa morte e resurrezione all’atto creatore restituisce fiducia nella salvezza del mondo …

Il peccato è ogni sottrarsi o resistere al disegno di Dio, è tutto ciò che deteriora e divide l’immagine di Dio che tutti noi portiamo in modo solidale, e poiché questo disegno è il nostro bene e la nostra felicità, e questa immagine è la nostra dignità e la nostra unità, Dio si ritiene offeso da tutto ciò che attenta al bene e alla felicità degli altri, alla dignità e all’unità dell’umanità. Noi non avremmo il potere di offendere Dio se egli non avesse la debolezza di amarci; il peccato è la rottura della solidarietà tra coloro che Dio ama di un unico e medesimo amore. Ecco perché l’evangelo erige l’amore del prossimo all’altezza dell’amore di Dio (cf. Mt 22,39) e mostra nel perdono delle offese e nell’amore anche nei confronti di coloro che ci fanno del male la conformità suprema al comportamento di Dio creatore verso le sue creature, che egli ritiene tutte ugualmente suoi figli: “Amate i vostri nemici ... per essere figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti ... Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (Mt 5,44-45.48).

Joseph Moingt, Gesù è risorto! Storia e annuncio