Misericordia: il nome di Dio

fa66feeef199bd17e63c7469435ae6d1.jpg

La Bibbia ci dice: “Dio è amore” (1Gv 4,8), cioè comunicazione di se stesso. Prima di tutto, Dio è comunicazione di se stesso nella Trinità. Dio non è un Dio solitario, il Dio trinitario è comunione. L’aspetto esteriore di quest’amore e di questa comunicazione in se stessa è la misericordia. Essa è la fedeltà di Dio a se stesso, che è amore. Poiché Dio è fedele a se stesso, egli vuole comunicare il suo essere prima nella creazione, poi nella storia della salvezza; egli non può fare altrimenti che perdonare e dare una nuova chance a ogni peccatore che si pente e si converte … Nella sua misericordia Dio apre il suo cuore e ci lascia guardare nel suo cuore. Così papa Francesco, quando gli ho dato il libro sulla misericordia solo qualche giorno dopo che era stato pubblicato in traduzione spagnola, mi ha detto: “Misericordia, questo è il nome del nostro Dio!”.

 

L’affermazione: “Dio è misericordia” significa che Dio ha un cuore per i miseri. Egli non è un Dio, per così dire, sopra le nuvole, disinteressato al destino degli uomini, ma piuttosto si lascia commuovere e toccare dalla miseria dell’uomo. Egli è un Dio compassionevole, un Dio “simpatico” (nel senso originale di questa parola) … A causa della sua sovranità nella carità Dio si lascia commuovere e toccare dalla miseria dell’uomo …

Credere in questo Dio della misericordia non vuol dire credere che un Dio in qualche modo esista, forse da qualche parte sopra le nuvole. No, se Dio misericordioso esiste, questo cambia tutta la mia vita! Il principio fondamentale della Bibbia per la vita del cristiano suona: “Essere imitatore di Dio” (cf. Ef 5,1). Siamo chiamati a imitare Dio. In questo senso Gesù dice: “Siate perfetti sul modello di Dio” (Mt 5,48).

In questo senso, nel primo e più grande comandamento, l’amore con Dio e l’amore con il nostro prossimo sono inscindibilmente connessi (cf. Mt 22,34-40). Nessuno può amare Dio senza amare anche il suo prossimo (cf. 1Gv 4,20;3,10-18). Ecco la centralità del discorso della montagna: “Beati i misericordiosi” (Mt 5,7). Nel suo discorso sull’ultimo giudizio, Gesù conosce solo un criterio: il nostro comportamento con gli affamati, gli assetati, gli ignudi, gli ammalati, i prigionieri... Gesù non ci domanderà se avremo rispettato il sesto comandamento. Certo, anche quello è importante, perché anche quello fa riferimento al rispetto degli altri, cioè al vero amore, che è altra cosa dal piacere e dal soddisfare i propri desideri. Eppure, decisivi saranno solo l’amore e la misericordia. Solo l’amore e la misericordia saranno l’unica cosa che potremo portare con noi e presentare al giudizio di Gesù. Perché nei poveri incontriamo Gesù stesso, e lui ci riconoscerà quando lo incontreremo (cf. Mt 25,31-46).

Walter card. Kasper, La sfida della misericordia