Corpo: libro della nostra storia

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Se il corpo è il crocevia delle relazioni del singolo con gli altri, con la società, con il creato e con Dio stesso, ciò ha una ricaduta precisa sull’esistenza di ciascun uomo: dovremmo cioè ricordare che noi siamo anche la storia del nostro corpo.

Se il corpo è il crocevia delle relazioni del singolo con gli altri, con la società, con il creato e con Dio stesso, ciò ha una ricaduta precisa sull’esistenza di ciascun uomo: dovremmo cioè ricordare che noi siamo anche la storia del nostro corpo. La nostra storia personale non data semplicemente dal giorno in cui siamo “venuti alla luce”, in cui siamo stati partoriti, ma risale al concepimento e ai mesi di vita intrauterina! Il corpo è portatore di una sua memoria profonda: esso conserva tracce invisibili ma realissime di ciò che l’uomo ha vissuto, provato e sofferto. Questa memoria viene fatta emergere e “portata in superficie” dalle esperienze che ciascuno vive: il corpo, infatti, è il libro del tempo, il libro su cui restano registrate emozioni, sofferenze ed esperienze di un passato che non è dietro a noi, ma dentro di noi; le posture del nostro corpo non sono innocenti, ma sono il frutto di una storia, sono rivelazione ed eloquenza. Il corpo parla, e parla un linguaggio che anticipa e trascende l’espressione verbale.

È dunque essenziale ascoltare il proprio corpo. La vigilanza e la preghiera trovano qui il loro umanissimo fondamento: ascoltare il proprio corpo consente di decifrare anche il corpo dell’altro, o quantomeno di porsi in una condizione in cui si può entrare in comunione con la storia dell’altro, che sempre affiora nel suo corpo. Allo stesso modo, solo entrando in contatto con la propria sofferenza profonda si può pervenire a provare autentica compassione ed entrare in comunione con il sofferente che ci è accanto, e che giustamente rifiuterà chi si porrà al di fuori della sfera di sofferenza che lui patisce.

Il corpo è il nostro modo di essere nel mondo, di prendervi parte, di rispondere ai suoi molteplici richiami e alle sue sollecitazioni di gioia o di dolore, cose tutte che plasmano il nostro corpo, fino a renderlo immagine fedele del nostro carattere, di chi noi siamo. Il corpo viene costruito da noi, dagli altri, dagli eventi, e il credente lo costruisce anche con Dio e nella fede cerca di fare in modo che l’umanità di Gesù plasmi la sua umanità. La parola facies, “faccia”, deriva dal verbo facere, che indica un’attività, e visus, “viso”, deriva dal verbo videre, “vedere”, e indica il fatto che “altri” ci vedono: noi siamo costruiti dalle relazioni che viviamo; lo sguardo dell’altro, a partire da quello dei genitori fino a quello di Dio, dà forma alla nostra persona.

Luciano Manicardi, Il corpo