Prossimo: colui che io rendo vicino

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La misericordia deve spingerci a “fare misericordia”, a passare dal sentimento così naturale in ogni persona alla scelta di impegnarsi e fare concretamente gesti e azioni che siano cura dell’altro, aiuto affinché possa uscire dalla condizione di bisogno.

Sono davvero convinto che se una persona sa praticare verso l’altro le operazioni del vedere, dell’avvicinarsi, dell’ascoltarlo nel suo bisogno, allora farà misericordia, si metterà a servizio dei poveri, sentendo in sé prepotente la responsabilità verso l’altro che è fratello o sorella, che è la mia carne, che – se sono cristiano – è la carne di Cristo, come ama ricordare papa Francesco.

In un libro dal titolo emblematico, La morte del prossimo, lo psicoanalista Luigi Zoja, dopo aver ricordato l’annuncio della morte di Dio da parte di Nietzsche, ha aggiunto che è avvenuta, per l’appunto, anche la morte del prossimo, perché oggi viviamo misconoscendo soprattutto la prossimità. La società tecnologica elimina sempre di più la dimensione della prossimità dei vissuti e crea una concreta distanza tra gli umani. Non c’è più l’altro che sta vicino, quello su cui poso la mano, e così il trionfo dell’indifferenza e dell’individualismo esasperato conduce alla morte della carità, o meglio al non poter più esercitare la carità, la solidarietà, la com-passione come soffrire insieme. Ce ne stiamo ciascuno lontano dagli altri per indifferenza o per paura; perché non abbiamo tempo e corriamo dal mattino alla sera; perché non abbiamo più voglia dell’altro, sempre più lontano, sempre meno invitato e accolto in casa nostra; perché non abbiamo più desiderio di prendere tra le mani il volto e le mani di un altro. Comunichiamo virtualmente, amiamo con una “carità presbite” chi resta distante, inviamo tramite un sms un’offerta a chi non conosciamo ed è lontano, ma non accettiamo di creare confidenza con chi abita sul nostro stesso pianerottolo… La carità impersonale è solo filantropia che vive di sentimenti e di buone dichiarazioni, ma se permane la distanza, questa si rivela l’ostacolo fondamentale all’esercizio dell’amore e della carità verso il corpo dei poveri, dei bisognosi che sono accanto a noi e dei quali neppure ci accorgiamo.

Ricordo, infine, che al termine della parabola del samaritano, Gesù chiede all’esperto della Legge: “Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei banditi?” (Lc 10,36). L’altro risponde: “Colui che ha fatto misericordia”. E Gesù dunque conclude: “Va’ e anche tu fa’ così”, cioè fa’ misericordia, ovvero: guarda bene, con discernimento, avvicinati, fatti prossimo, senti una compassione viscerale e fa’ misericordia nel prenderti cura del bisognoso.

Non esiste il prossimo: il prossimo è colui che io decido di rendere vicino.

Enzo Bianchi, Grammatica dell’amore