Il suo volto e il tuo

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Non amiamo da lontano ma da vicinissimo, nella condivisione di una presenza comune. Si tocca, si sente. Amiamo la bellezza della presenza, e questa si manifesta nel corpo reale di chi amiamo. Esiste sì una vaga nozione di bellezza interiore, ma conduce solo a misere aporie: se è davvero interiore questa bellezza, non la si vede, e non serve a nulla; e se la si vede, allora è in parte esteriore e ci chiediamo perché qualificarla come interiore. La mia bellezza sei tu che me la fai vedere, e io ti faccio vedere la tua, i nostri volti l’uno verso l’altro ci rivelano a noi stessi. Senza incontrarti, come potrei incontrare me stesso? Come potrei perfino vedermi? Come potrei mai sapere che sono qui?

Sentire, toccare, udire, gustare sono sensi che sono senza distanza. Si è dentro a ciò che si percepisce, venga da dove vuole, si è li; e quando ci si è non vi si sfugge, perché non hanno palpebre le mani, il naso, la lingua o le orecchie. In quei sensi, che proviamo in silenzio e a occhi chiusi, risiede l’amore e li si dispiega.

Possiamo adorare quello che vediamo, forse, possiamo ammirarlo, amarlo un po’, apprezzarlo certamente, ma non è un granché rispetto a ciò che sentiamo, tocchiamo, udiamo: la tua presenza è davvero lì.

La vita eterna e la sua luce risiedono nello spazio infinitamente pieno che collega il suo volto e il tuo, e il suo volto è ciò che il mio sguardo percepisce attraverso questo spazio infinitamente pieno di volti; il suo volto è quello fatto da tutti i volti sovrapposti, è quello che si intuisce all’estremità, che non si coglie veramente, al quale ci si avvicina; il suo volto traspare attraverso il tuo, il suo volto transvisibile si distingue attraverso il tuo. E il tuo volto, che posso prendere tra le mani, il tuo volto al quale mi accosto a occhi chiusi, il tuo volto amato che mi colma interamente nel momento in cui non mi servo più degli occhi, questo volto che è il tuo non è molto lontano dal suo, perché nell’eternità che l’intensità fa raggiungere, la distanza non esiste più.

Tra il tuo volto, che è quanto più vicino sia possibile esserlo, tra il tuo volto e il suo c’è il posto per tutti i volti apparsi dall’inizio dei tempi, quelli vicinissimi appena dietro il tuo che è il più ravvicinato, poi quelli vicini, poi quelli accanto e i più lontani, quelli lontanissimi, quelli distanti, tutti, tutti i volti dell’umanità da vicino a vicino, fino al suo che è all’estremo, il suo, quello distale, che traspare attraverso tutti e che è costituito da questa trasparenza generale. Questa forma luminosa è un volto poiché tutti i volti si assomigliano, e sovrapposti formano ancora un volto che risplende di un sorriso danzante, dolcissimo, e accoglie tutti quelli che vi si avvicinano. E questo, infine, mi rappacifica profondamente, perché nessuno dei volti che sono lì mi è totalmente estraneo; tutti, dal tuo volto vicino fino al suo ovunque presente, posso, senza che mi pesi, amarli.

Alexis Jenni, Il volto di tutti i volti. La fede cristiana ridetta altrimenti