Dal salone del libro: giorno 5 pensare la pace

Ci prescriviamo l’un l’altro rimedi che portino la pace mentale, ma siamo divorati dall’ansia. Elaboriamo piani per il disarmo e la pace tra le nazioni, ma i nostri piani cambiano solo il modo e la forma di aggressione. I ricchi possiedono tutto ciò che desiderano tranne la felicità, e i poveri sono sacrificati all’infelicità dei ricchi. Le dittature impiegano le loro polizie segrete per schiacciare milioni di persone sotto un insopportabile fardello di menzogne, di ingiustizia e tirannia, e chi ancora vive in una democrazia ha dimenticato come ben usare la propria libertà. Perché la libertà è qualcosa che riguarda lo spirito, e noi ormai non sappiamo vivere se non per i nostri corpi. Come possiamo trovare pace, una vera pace, se dimentichiamo che non siamo macchine per produrre e spendere soldi ma esseri spirituali e figli del Dio altissimo?

            Eppure nel mondo la pace c’è. Dove la si può trovare? Nel cuore di uomini e donne che sono sapienti perché umili, umili a sufficienza per essere in pace anche nell’angoscia, per accettare il conflitto e l’insicurezza e superarli attraverso l’amore: essi discernono chi sono, e possiedono pertanto quella libertà che è la loro vera eredità. Questi sono i figli di Dio. Noi tutti li conosciamo. Non c’è bisogno di andare in monastero per trovarli. Sono dappertutto. Possono non parlare di pace, di Dio o di nostro Signore Gesù Cristo: ma conoscono la pace e conoscono Dio, e hanno trovato Cristo nel pieno della lotta. Hanno consegnato le loro menti e la loro volontà alla chiamata di Cristo e in lui hanno trovato la realtà.

            Così è Gesù stesso che ci fornisce la soluzione quando viene verso di noi portando una pace che il mondo non può dare (cf. Gv 14,27). Cos’è questa pace? Non è una terapia psicologica, né l’effetto di qualche slogan efficace, né una tecnica di autocontrollo. La pace che Cristo porta non è un oggetto, una pratica o una tecnica: è Dio stesso, in noi. È lo Spirito santo. La pace che Cristo porta non è una ricetta per un’evasione individualistica o per una realizzazione egoistica. Non vi può essere pace nel cuore dell’uomo che cerca pace solo per se stesso. Per trovare la vera pace, la pace in Cristo, dobbiamo desiderare che gli altri abbiano pace come noi e dobbiamo essere pronti a sacrificare qualcosa della nostra pace e della nostra felicità affinché gli altri abbiano pace e possano essere felici. La pace che Cristo porta non è la pace di un “ordine” tirannico, che è in realtà disordine, perché in esso ogni opposizione è subito soppressa e le differenze vengono cancellate con la violenza. Pace non vuol dire soppressione delle diversità ma la loro coesistenza e la loro fruttuosa collaborazione. La pace non consiste in un uomo, un partito, uno stato che schiaccia e domina tutti gli altri. La pace si realizza dove uomini che possono essere nemici sono invece amici in virtù dei sacrifici compiuti per incontrarsi a un livello più alto, dove le differenze esistenti tra di loro non sono più fonte di conflitto.

Th. Merton, Un vivere alternativo

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