La chiesa ortodossa: tradizione e riforme

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La chiesa ortodossa ritiene di essere fedele alla tradizione apostolica e patristica. Essa situa se stessa nella continuità ininterrotta della chiesa primitiva, essa perciò non manca di ricordare continuamente di aver preservato inalterata e senza cambiamenti, sia nella lettera che nello spirito, la tradizione ereditata dai sette concili ecumenici del primo millennio e dai padri della chiesa indivisa …

 

Una tale importanza attribuita alla tradizione, insieme ad alcuni fattori storici che hanno segnato la fine della cristianità orientale e il suo assoggettamento per cinque secoli al potere turco ottomano, ha fatto sì che termini quali “riforma”, “revisione” e “innovazione” diventassero dei tabù. Questi termini sono quasi proibiti, o in ogni caso risultano problematici ed estranei alla tradizione e alla spiritualità ortodosse, e questo nonostante la dimensione pneumatologica abbia fortemente caratterizzato e continui a caratterizzare la chiesa ortodossa. Quindi, se ancora oggi alcune chiese protestanti soffrono di un certo fondamentalismo della Bibbia e della lettera biblica, la chiesa ortodossa, da parte sua, si trova spesso intrappolata e paralizzata da un “fondamentalismo della tradizione”, che rende problematiche nella pratica la sua pneumatologia e la sua dimensione carismatica. Questo le impedisce di partecipare al mondo moderno e non la incoraggia a manifestare nel presente le sue forze e i suoi carismi creatori.

Non sono mancati, tuttavia, nel corso della storia della chiesa ortodossa, momenti decisivi di cambiamento e di evoluzione, o anche reinterpretazioni e riformulazioni realizzate con successo, che contrastano con l’immobilismo attuale. Come è stato giustamente ricordato, “l’appello alla riforma e al rinnovamento nella chiesa sono sempre legittimi se si crede che lo Spirito santo non abbia smesso di agire nella chiesa”. Questa visione restituisce al cammino della chiesa nel mondo la sua dimensione storica e la sua finalità escatologica.

In questa prospettiva pneumatologica ed escatologica può esserci spazio per delle riforme in seno alla chiesa ortodossa; tanto più se si ricorda che queste ultime non incidono sul nucleo della fede e non riguardano le dottrine fondamentali come il dogma trinitario e quello cristologico, ma rientrano nell’ambito del temporale e si riferiscono soprattutto a questioni pratiche, morali, canoniche o anche liturgiche. Si tratta di espressioni temporali di verità eterne. Questo implica che, accanto alle verità immutabili ed eterne che non si prestano ad alcun possibile cambiamento o modifica a seconda del tempo, dell’epoca, del contesto culturale o sociale – e tali sono le dottrine fondamentali –, vi è anche l’espressione temporale e l’applicazione storica di queste verità, la quale invece è soggetta a cambiamenti, modificazioni e riforme. In altri termini, le riforme sono spesso innescate a partire dai tentativi di formulazione e riformulazione del come della verità, mentre il suo nucleo resta intatto. Le riforme concernono la comprensione e l’interpretazione di essa, l’attualizzazione o l’adattamento in un luogo e in un tempo precisi della verità eterna e sussistente che riguarda il cristianesimo, e non l’essenza stessa di tale verità. Prolungando questa tesi in prospettiva ecumenica, si potrebbe sostenere che a eccezione del dogma trinitario e di quello cristologico, che costituiscono il fondamento stesso della fede e della prassi cristiane, per il resto si può discutere liberamente e anche procedere a riforme, secondo il contesto preciso (tempo, luogo, cambiamenti sociali, nuovi orientamenti filosofici…), perche tali riforme dipendono dalla sfera temporale e non dal “nucleo duro” della fede.

 Pantelis Kalaitzidis, Nel mondo ma non del mondo